Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Delle diverse maniere di intendere la Soci.età delle nazioni dell'infanzia e il disarmo; l'eguaglianza fra i sessi e l'unificazione del diritto internazionale privato; la riforma dei metodi scolastici e l'arbitrato obbligatorio; la socializzazione del capitale e la lingua universale. Chi si mette da questo punto di vista a invocare e a descrivere la Società delle nazioni, non fa se non costruire una nuova utopia. E nessun peggiore servizio si può rendere al presidente Wilson, che considerarlo come un nuovo Platone, un nuovo Tommaso Moro, un nuovo Fénélon. Tutti i Paesi del mondo potrebbero adottare le medesime leggi, perfezionatissime, per la protezione dell'infanzia; e non per questo creerebbero un solo ostacolo contro la guerra: anzi gli uomini, essendo meglio nutriti e curati nell'infanzia, verrebbero su piu robusti, e ci sarebbero piu soldati per una nuova guerra. Fra gli Stati Uniti di America non esiste nessuna perfetta omogeneità nel diritto matrimoniale o penale o elettorale dei diversi Stati: e non c'è pericolo di guerra fra loro. Le diverse nazionalità dell'ex impero austriaco avevano le stesse scuole, gli stessi programmi, gli stessi libri di testo, la lingua tedesca come studio comune obbligatorio per tutti: e non appena hanno potuto, si sono messe a macellarsi. La Svizzera ha tre lingue e due religioni: e non c'è pericolo che i suoi cantoni si facciano la guerra. La Società delle nazioni non si deve proporre nel mondo la fraternità perfetta, la eguaglianza totale, la giustizia assoluta. Queste belle cose non saranno una realtà, mai. È vano cercarle. La Società delle nazioni ha il solo e semplice scopo di impedire il rinascere di quella ingiustizia piu pazza e piu mostruosa e piu diabolica di tutte, che è la guerra: e deve occuparsi di quelle sole ineguaglianze e i·ngiustizie, da cui può nascere una guerra; e deve cercare di limùarle solo fino a quel punto, i·n cui non possano pùl dare ori·gine a una guerra. Questo problema è già cosi difficile da risolvere, che ogni nuova difficoltà, non necessaria, che vi si aggiunga, facilita il gioco di tutti coloro, che in buona fede non credono alla Società delle nazioni, o per interessi inconfessabili cercano di farla naufragare. Altri aspettano dalla Società delle nazioni una garanzia assoluta contro la guerra. Perciò nessuna forma di arbitrato li contenta; il pericolo che la Società si divida a un tratto in maggioranza e minoranza, li angoscia; si tormentano soprattutto intorno al problema della forza internazionale, che dovrebbe essere al servizio del potere centrale della Società: come sarà formata? Se ciascuno Stato avesse esercito proprio, la guerra non rimarrebbe sempre latente fra gli Stati? E se dovesse esserci una forza organizzata internazionalmente, dove risiederà, chi la comanderà? Come evitare che il comandante di essa la metta a servizio di un gruppo di Stati contro gli altri? come resisterebbe la compagine di essa, in caso di contrasto fra le varie nazioni? come impedire che divenga strumento di dispotismo militare in tutti gli Stati, se riesce a rendersi davvero indipendente dai singoli governi e dai sentimenti delle singole nazioni? E le 511 Bibloteca Gino Bianco

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