Da "L'Unità" tive della conferenza: quello dei confini nazionali e quello dei confini strategici. Dato il fatto che in tutte le zone di confine le popolazioni si rimescolano e si aggrovigliano, ne consegue la impossibilità di tracciare ovunque confini nazionali sottratti a qualunque contestazione. Anche se i diplomatici convenuti alla conferenza fossero tutti genii e tutti angeli, la_ loro opera lascerebbe sempre degli scontenti. Immaginarsi quello che avverrà coi diplomatici, che ci dà la piazza, in un lavoro che deve affrontare in tempo relativamente ristretto una infinità di problemi formidabili. Se i singoli problemi fossero trattati empiricamente senza nessun criterio direttivo comune, e se il nuovo assetto internazionale dovesse essere consacrato come indiscutibile in eterno, salvo minacce di nuove guerre, la Conferenza della pace si trasformerebbe in una vera e propria gabbia di bestie feroci: su ogni problema i contrasti delle nazioni interessate si sfrenerebbero violentissimi; ognuno cercherebbe di strappare all'avversario, a furia di minacce e di ricatti, il massimo possibile, salvo a protestare subito dopo di non avere ottenuto abbastanza; anche gli Stati non direttamente interessati parteciperebbero a ciascuna contesa, ponendosi dall'una parte o dall'altra, secondo che sperassero alla loro volta di essere aiutati nelle loro questioni dall'una parte o dall'altra; le quistioni sarebbero risolute a colpi di maggioranza, o sotto la pressione delle coalizioni piu potenti; le soluzioni, anche quando fossero ispirate a principii di equità, apparirebbero imposte alla parte soccombente con una procedura iniqua. La Conferenza per la pace minaccerebbe di diventare, da un momento all'altro, una conferenza di guerra. Se si segue, invece, la procedura di stabilire anzitutto dei criteri direttivi, a cui si debbano uniformare le soluzioni delle singole questioni, ne consegue che le singole questioni possono essere risolute per mezzo di un giudizio arbitrale, nel caso in cui non fosse possibile comporle mediante trattative dirette fra gli interessati. I criteri direttivi, accettati da tutti- gli Stati nelle deliberazioni preliminari, servirebbero di guida alle singole commissioni arbitrali elette dagli stessi Stati interessati nelle singole questioni. Si avrebbe cosf la maggiore probabilità che le singole questioni sarebbero risoiute, per quanto è umanamente possibile, in maniera soddisfacente per tutte le parti. Se poi venisse costituita una Società delle nazioni, che permettesse per l'avvenire agli Stati associati di fare riprendere in esame i problemi non risoluti oggi con soddisfazione di tutti, e facesse obbligo a tutti di sottoporre le loro eventuali controversie alla procedura arbitrale, si avrebbe il vantaggio inestimabile che il nuovo assetto internazionale non apparirebbe eterno: per conseguenza gli errori e le ingiustizie, che si commettessero oggi - perché ne saranno commessi senza dubbio - non sarebbero irreparabili; le discussioni procederebbero quindi meno accanite; le sentenze immediate susciterebbero proteste meno aspre nelle parti soccombenti; la possibilità di 508 BiblotecaGino Bianco
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