Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Per la riforma elettorale guerra, di risolvere ìl problema del definitivo assetto elettorale, come tutti gli altri problemi della nostra vita di Nazione. Ma mentre il rinviare alla futura Camera gli altri problemi è un dovere di probità, il rinviarle anche il problema elettorale è qualcosa di assaì diverso: è un volere turlupinare il pubblico e l'inclita. La futura Camera avrà sulle spalle un lavoro e una responsabilità enorme. Chi si presenterà candidato alle future elezioni, se non sarà un incosciente, avrà veramente un coraggio da gigante. Or come potrà la futura Camera affrontare tutte le terribili responsabilità, da cui non potrà sottrarsi, se il collegio uninominale farà di essa una seconda edizione della Camera· attuale, un esercito grigio di mezze o di nulle figure, gente priva di qualunque passione politica meno quella della rielezione, poveri diavoli incapaci nella loro grande maggioranza di studiare seriamente un problema qualunque, tutti affaccendati a sfacchinare per gli elettori, capacì tutt'al piu di leggere ogni giorno il Corriere della Sera o il Giornale d'Italia per imparare via via quel che devono pensare? O la futura Camera riescirà ad arricchirsi di un paio di dozzine di uomini veramente valorosi, appassionati dei problemi politici, capaci di sbalzare di sella gli attuali padreterni parlamentari, rammolliti dagli anni o molli 'fino dalla nascita; o essa sarà una ripetizione peggiorata dell'attuale. Ecco perché è necessario che i sostenitori della necessità della riforma elettorale non si lascino scoraggiare dal recente "fin de non recevoir" della oligarchia giolittiana. Bisogna continuare a insistere affinché questa Camera non si chiuda senza avere deliberato il voto alle donne, l'abbassamento della eleggibilità a 25 anni, e la rappresentanza proporzionale. Non ci preoccupi la unanimità o quasi, con cui i seimila mostrano di non volerne sapere. È gente, che si sente debole. La fretta spasmodica, con cui ha approvato l'estensione del diritto elettorale ai minorenni combattenti, mentre in generale le leggi aspettano mesi e mesi prima di essere approvate, è un indizio caratteristico della ìnquietudine dei seimila di fronte al problema elettorale: hanno voluto in fretta e in furia seppellire il problema, per evitare che le proposte di riforma si moltiplicassero, per mettere fine alle agitazioni che già accennavano a delinearsi, per impedire che una lunga discussione chiarisse le idee e rendesse impossibili le scappatoie. Sono corsi a chiudere la stalla prima che scappassero i buoi. Discreditata dal modo brigantesco, come parecchi deputati furono fatti eleggere dall'onorevole Giolitti nell'ottobre del 1913; discreditata dalla incapacità di precisare e di fare opposizione, che ha dimostrato di fronte al problema della guerra; priva di elementi sicuri per prevedere quello che sarà lo spirito degli elettori a guerra finita; la Camera attuale non ha nessuna capacità di resistere tenacemente contro un movimento per una radicale riforma elettorale, purché ci sia nella Camera e fuori della Camera un piccolo gruppo di uomini dalla testa dura, deliberati a farle bere quest'amaro calice. Inghiott1 il suffragio quasi universale dell'onorevole Giolitti, subito dopo avere licenziato l'onorevole Luzzatti, che la minacciava di molto me499 Bibloteca Gino Bianco

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