Da "L'Unità" guerra, concentrando tutte le forze nella lotta contro il disfattismo giolittiano, clericale e socialista ufficiale. Ma dal momento che un dissenso esiste, e inconciliabile, è assurdo volerlo nascondere; e sarebbe stupido sopprimere la propria voce e lasciare libero il campo alla voce avversaria, per desiderio di concordia. In queste condizioni le discussioni sono un male necessario. Le atiron- . tiamo, perché, se sfuggissimo ad esse, tradiremmo il mandato, che ci han lasciato i nostri morti, i nostri feriti, i nostri combattenti, di difendere 1:i loro fede e la nostra. E in fondo, data la esistenza del dissenso, il discutere è anche una forma - la sola forma possibile - di collaborazione: ciascun gruppo, invece di dissolversi in quella inerzia, che viene dal sentire svanire in sé b fiducia nei propri ideali, si tiene stretto intorno alla propria bandiera, e contribuisce col piu delle sue forze aJla resistenza morale del p:iese contro il disfattismo, pur impiegando parte della sua attività a non lasciarsi assorbire da altri gruppi, con cui ha comune - sebbene per altri motivi - la volontà di resistere fino alla vittoria. Per la riforma elettorale1 La Camera non1inata dall'onorevole Giolitti ha esteso in fretta e in furia il diritto elettorale a quei combattenti, che al momento delle future elezioni non abbiano raggiunto ancora i ventun anni. Si tratta di una riformetta senza importanza intrinseca, la quale non aumenterà il corpo elettorale che di alcune centinaia di migliaia di elettori - piccola massa di fronte ai nove milioni di elettori precedenti - la quale non può turbare notevolmente le posizioni personali acquisite dei componenti l'attuale oligarchia parlamentare. Il diritto elettorale esteso alle donne, invece, raddoppiando il numero degli elettori, avrebbe rappresentato una grave incognita per i deputati attuali: li avrebbe costretti a un nuovo enorme lavoro di riorganizzazione delle loro macchine elettorali, quando non si sono ancora riavuti della fatica fatta nell'ottobre del 1913, coll'aiuto dell'onorevole Giolitti, per digerire i cinque milioni di nuovi elettori rovesciati sulle loro misere spalle dalla riforma del 1912. Perciò l'onorevole Orlando è stato applaudito con entusiasmo, quando, dichiarando la sua concessione al voto alla donna, ha 1 Da "L'Unità," VII, n. 18, 4 maggio 1918, a firma "Agricola." [N.d.C.] 496 BiblotecaGino Bianco
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