Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Guardando la realtà d'Europa; si ripete la storia delle guerre tra Francesco I e Carlo V, delle guerre di successione, delle guerre napoleoniche. Gli eventi attuali sembrano smentire coloro i quali all'inizio della guer• ra, vedendo le terre italiane immuni dalla diretta percossa del flagello affermavano che la formazione dell'unità italiana aveva portato fra le altre grandiose e benefiche conseguenze, anche questa di liberare la pianura del Po dalla sua sorte funesta. E ora si sente taluno che accusa, piu o meno sommesso, gli interventisti della primavera del 1915 di aver provocato, con l'entrata dell'Italia in guerra, il rinnovarsi di un triste destino, che pareva ormai finito. Qualche considerazione basta a dimostrare la inanità di simile accusa. Anzitutto, giova mettere in luce una fondamentale differenza tra ciò che avvenne nelle guerre passate e ciò che avviene ora. Nei secoli scorsi, le guer·- re scatenate sulla pianura padana avevano per posta interessi che non riguardavano l'Italia; erano scatenate da stranieri, che trovavano opportuno risolvere le loro questioni e le loro rivalità in casa nostra. L'Italia era elemento passivo; perché non possedeva la forza per difendersi. Il solo Stato che avesse un esercito organizzato, il Piemonte, era fatalmente trascinato nel vortice, e riusciva a non essere travolto e schiacciato solo per virtu di sapienti ondeggiamenti politici, coi quali sapeva allearsi ora col vicino di est, ora col vicino di ovest. Attualmente l'Italia ha come posta nel conflitto i suoi interessi supremi, ed agisce come fattore attivo di primo ordine nella lotta. Se la manovra austro-tedesca mira alla pianura padana e se le Potenze dell'Intesa hanno deciso di tentare lo sforzo supremo per sventare tale manovra, ciò non fa che mostrare una volta di piu l'importanza strategica immensa che la pianura padana ha in ogni grande guerra continentale di Europa. E questa stessa nuova rivelazione della importanza strategica della pianura padana, offre nuovi argomenti per dimostrare l'impossibilità, in c~i ci trovavamo, di rimanere estranei a un conflitto destinato a modificare profondamente tutta la carta d'Europa. La natura ci ha posto in una situazione troppo delicata e importante, troppo atta a favorire gli uni o a danneggiare gli altri; troppo direttamente esposta a risentire il contraccolpo della lotta immane combattuta alle nostre porte, perché potessimo durare in una vera neutralità; ogni giorno poteva portare un nuovo incidente, tale da far pendere la bilancia da una parte o dall'altra: vettovagliamenti, contrabbando, guerra nell'Adriatico, ecc. E anche ammesso l'impossibile, e cioè la capacità di persistere neutrali sino a guerra finita, alla fine non avremmo potuto attirarci se non l'oppressione dei vincitori, l'odio dei vinti, il disprezzo di tutti. Dato lo scoppio e l'estensione della guerra, dati gli interessi europei e mondiali posti in giuoco dal conflitto, l'Italia non poteva non essere un elemento attivo nella lotta. Mettersi dalla parte della Germania? Lasciamo andare tutte le gravissime ragioni morali che impedivano tale enormità. Badiamo solo agli irì489 BiblotecaGino Bianco

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