Da "L'Unità" Sembra - scrive il Feyler -, che l'impero tedesco, o piu esattamente il suo governo militare, sia giunto all'ora in cui il successo è una continua necessità. Se questo successo non può essere cercato che nelle Alpi, vada per le Alpi. Frattanto, la diplomazia lavorerà, con le sue manovre oscure, a cercare la pace. Mentre i suoi comunicati proclamano la vittoria, il Governo tedesco inonda il mondo di milioni per suscitare ovunque pacifisti compiacenti o bisognosi. Il dilemma è facile: o la vittoria appartiene all'esercito tedesco, in questo caso il denaro è inutile per acquistar la pace; o la pace ' deve essere comprata, e allora è la vittoria che manca. Quest'ultimo termine è il buono. Nel caso dell'offensiva contro l'Italia, i tedeschi ragionano cosi: se l'operazione riescisse interamente, l'esercito italiano s'indebolirebbe dopo l'esercito russo, le manovre diplomatiche per la pace sarebbero facilitate, e non resterebbe allora da scuotere che un solo fronte, quello orientale; se, poi, la operazione non riesce che per metà, non dando che una vittoria senza indomani, servirebbe almeno a mantenere l'accecamento del popolo tedesco: i tedeschi firmeranno al loro governo una nuova cambiale, e frattanto potranno essere tentate altre manovre diplomatiche. La base della tattica tedesca è sempre la stessa: il disprezzo per le qualità morali di qualunque avversario. Ma su questo terreno della resistenza morale i tedeschi, come sono rimasti delusi ovunque finora, cosf rimarranno delusi anche per l'Italia. Il popolo nostro non è né vile né stolto. Questa prova dolorosa, a cui siamo sottomessi, ci costringerà a fare meglio il nostro esame di coscienza, ad essere piu seri e meno spensierati, a renderci conto della necessità di stringerci sempre piu indissolubilmente ai nostri alleati, ad abbandonare una buona volta e per sempre la fisima funesta di una "guerra nostra" distinta dalla guerra generale. La crisi di questi giorni, lungi dal deprimerci, farà vedere anche ai piu ciechi che fuori di una continua, tenace, accanita resistenza, non c'è salvezza. Resistere. Resistere ad ogni costo, a passo a passo, avendo fede incrollabile nell'esito finale, ricordando sempre che la vittoria - quella decisiva - arride non a chi occupa piu terra, ma a chi sa rimanere piu a lungo nella battaglia. Guardando la realtà1 Nell'avvicinarsi della fase decisiva della guerra mondiale la pianura padana diventa il campo dì battaglia per la lotta suprema. Se le pianure del Belgio hanno sentito i primi colpi formidabili dello sferrato conflitto, le pianure del Veneto vedono addensarsi gli eserciti dei due blocchi nemici per il cozzo finale. Si rinnova il tragico destino che accomuna le terre di Fiandra e le terre del Po nella prerogativa di essere i campi di battaglia 1 Da "L'Unità," VI, n. 46, 15 novembre 1917, a firma "L'Unità." [N.d.C.] 488 Bibloteca Gino Bianco
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