Da "L'Unità" marsi e di dissimularsi." E non saremo certamente noi a discordare dal Secolo, noi, che vorremmo dedicare tutta l'attività migliore di questo nostro giornale alla lotta indicata dal Secolo. Ma questa lotta contro l'imperialismo, che si è rivestito in Italia come democrazia, approfittando della incoltura della democrazia e della complicità della massoneria; - questa lotta, che noi vorremmo condurre per richiamare i gruppi della democrazia interventista a una minore incoscienza e ingenuità; - questa lotta a vincere la quale ci basterebbero pochi mesi di libertà di stampa, tanto sono spudoratamente goffe le menzogne, con cui è stato travolto il senno a tanta parte della nostra democrazia; - questa lotta non è possibile oggi, in Italia, perché la censura non lascia parlare in Italia che il duca di Cesarò,2 il conte senatore professore riformista Francesco Lorenzo Pullé,3 tenente di fanteria in Italia e capitano dei bersaglieri in Francia. E se noi volessimo, putacaso, dimostrare che il conte senatore professore, ecc. ecc., è sempre quel famigerato farabolano, che tutti conoscono, la censura ce lo impedirebbe. Perché in questo momento l'Italia ha l'ordine espresso di ripetere a pappagallo le mistificazioni della "propaganda morale." Oggi, per ordine superiore, Giuseppe Marini dev'essere riconosciuto come il solo competente geografo, etnografo, storico, linguista, stratega, ecc. ecc., che ci sia in Italia; e Gennaro Mondaini, 4 per ordine superiore, dev'essere un somaro, come è stato detto al Congresso dei socialisti riformisti. Lo stesso Secolo deve deplorare che mentre in Russia sotto il governo dello czar era consentita ai giornali la discussione degli scopi di guerra e gli avversari della conquista di Costantinopoli potevano manifestare liberamente la loro opinione, da noi l'esercizio del giornalismo si riduce a una perpetua reticenza per coloro che avrebbero da esporre informazioni e considerazioni non gradite alla Consulta, mentre non è imposto l'obbligo del silenzio a coloro che si presumono interpreti di certe tendenze autorizzate. Se queste tendenze siano un motivo di discordia e di discredito, all'interno od all'estero, non si può dire, perché chi vorrebbe nettamente rilevarle e combatterle è costretto a tacere. E allora come si fa a combattere quella "vigile lotta" che il Secolo e noi riteniamo necessaria? Queste cose le scriviamo, non per polemizzare col Secolo, ma per dire al Secolo che ci sembra venuta l'ora, certe cose, di dirle, non al "Governo" - ente impersonale e astratto, che non sente e non risponde -; e neanche all'onorevole Boselli e all'onorevole Sonnino, che non hanno nessun obbligo di badare a noi. Certe cose dobbiamo deciderci a dirle a quei ministri, 2 Colonna di Cesarò Giovanni Antonio (1878-1940), deputato, iscritto al Partito radicale e poi alla democrazia sociale, interventista nel 1914, ministro delle Poste nel primo Gabinetto Mussolini. [N.d.C.] 3 Pu.Ué Francesco Lorenzo (1850-1934), patriota, glottologo e orientalista, senatore dal 1913. Interventista, si arruolò volontario, ormai sessantacinquenne, allo scoppio della guerra mondiale. [N.d.C.] 4 Mondaini Gennaro (1874-1948), professore universitario, pioniere negli studi di storia, economia e legislazione coloniale. [N.d.C.] 482 BiblotecaGino Bianco
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