La censura Dar da mangiare a un forestiero è lavorare. V n forestiero, che viene a stare in Italia per un anno, finisce col mangiarsi alla fine dell'anno un bue, un quintale di pane, non sappiamo quanti cavolfiori, ecc. ecc. È come se queste merci prodotte dal nostro lavoro noi le esportassimo: le esportiamo nella bocca del forestiero, che anzi ci risparmia il disturbo di portargliele a casa sua, dal momento che viene lui in Italia a prendersele. Non si comprende perché gli uomini pratici debbano considerare una gran bella cosa i vagoni che sono esportati fuori delle frontiere italiane; e una vergogna nazionale quei vagoni il cui contenuto va a finire negli alberghi dove abitano i forestieri. A Lucca sono di diverso parere: e i lucchesi sono la gente piu pratica d'Italia! Né si comprende perché tanta gente consideri come vergogna nazionale il fatto che tanta gente in Italia vive affittando camere ai forestieri, facendo la pulizia alle suddette camere, e guadagnando cosi fior di quattrini. Questo lavoro, perfettamente onesto, viene chiamato dall'uomo pratico dell'Azione socialista "sfruttamento dei piaceri altrui!" Guarda un po' dove va a ficcarsi la moralità. Una donna, che facendo la cameriera d'albergo guadagni cinque lire al giorno, addolora il nostro uomo pratico; ma se questa donna va in una di quelle orribili fabbriche piene di rumore infernale, con ,un lungo fumaiolo puzzolente che appesta tutti i dintorni, a fare un lavoro assai piu penoso e meno igienico, guadagnando una lira e mezza al giorno, a fabbricare per esempio carta su cui saranno stampati romanzi osceni, allora il lavoro, di quella donna diviene onorato e nobilitante: solamente allora la nazione non cerca il proprio benessere nello sfruttamento del piacere altrui. E queste sciocchezze si leggono su di un giornale socialista-riformista, cioè di un partito che in tutti i suoi congressi si dichiara contrario al protezionismo. Ma in Italia i congressi dei partiti dicono una cosa e i giornali dei partiti ne dicono un'altra, diretti, come sono, da persone ignorantissime, le quali non capiscono il valore di ciò che i congressi deliberano, e di ciò che essi pubblicano, e non hanno altra idea che di riempire comunque, settimana per settimana, il giornale. La censura1 Il Secolo afferma che dovere assoluto della democrazia è oggi, in Italia, "la vigile lotta contro l'imperialismo, in qualunque forma tenti di riaffer1 Da "L'Unità," VI, n. 17, 26 aprile 1917, a firma "g. s." [N.d.C.] 481 Bibloteca Gino Bianco
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