Ttttte le vie conducono a Berlino astratti della libertà e della giustizia, le quali non reggono piu nessuna discussione un po' seria: squarquoia, impostura e imbecillità; virtuose cantafere idealiste; le quali non sanno indicare un limite concreto alle carneficine del mondo, prorogandolo di continuo nella nebulosa vittoria della virtu sopra il vizio." E riserva tutto il suo "omaggio" sulla "oggettività, sincerità e realtà politica" delle correnti colonialiste e imperialiste del "pensiero moderno." Non che egli accetti questo pensiero: ohibò: proclama di dissentirne. Ma dedica un lunghissimo articolone di 4 pagine della Critica per esporre con entusiastico dissenso i nuovi appetiti coloniali dei nazionalisti italiani. Questi appetiti, infatti, possono servire, specialmente se presentati in forma aggressiva e tendenziosa, a seminare diffidenze in Italia contro gli alleati e fra gli alleati contro l'Italia. È naturale quindi che l'onorevole Treves si precipiti sopra questo "pensiero moderno" come la miseria sul mondo, e si dia a svilupparlo in lungo e in largo, come se fosse il pensiero di Carlo Marx. La causa vera e fatale della guerra - dice e ripete l'onorevole Treves - deve ricercarsi soltanto nella lotta fra Germania e Inghilterra per la supremazia economica e politica mondiale. Perché dunque l'Italia deve impicciarsi in affari, che non la riguardano? Ad qui·d perditio haec? "Ove il leone britannico ha piantato i suoi potenti artigli, la preda non è stata mai lasciata. E non lo sarà neppure questa volta, anche se perciò l'Europa dovrà straziarsi ancora per anni ed anni in questa guerra senza luce di pietà e di cavalleria." - Dell'artiglio germanico, l'onorevole Treves non ha mai avuto informazioni. Mentre da questa guerra tutti, Inghilterra, Francia, Belgio, sinanche il Portogallo (!), usciranno gonfi di conquiste coloniali e soprattutto l'Inghilterra raggiungerà "i vertici dell'apoteosi," l'Italia minaccia di rimanere senza conquiste coloniali. Poco male - dice l'onorevole Treves -; ma intanto non può non "rendere giustizia all'entusiasmo, alla convinzione maturata di studio e di pensiero" di queste preoccupazioni coloniali. L'Eritrea non serve a nulla. Il traffico con la costa orientale nel Mar Rosso è in continua decrescenza "per l'attività francese del porto di Gibuti," e il commercio con il Sudan è assorbito dalla ferrovia Addis Abeba-Gibuti e dalla carovaniera inglese di Zeila. "Insomma anche le sottili correnti commerciali, che fanno capo all'Eritrea, finiranno fatalmente con l'essere sviate dalla concorrenza anglo-francese." La Somalia vale meno ancora. "Uno sbocco a nord verso l'Etiopia ci è conteso dalla Francia e dall'Inghilterra, con le loro arterie di comunicazioni fra l'Etiopia e il mare." Per la Libia, peggio che peggio. "Il bacino del Ciad, fonte inesauribile di ricchezza (I) ci è chiuso: e tutto il suo ricchissimo (?) viaggio di merci è stato sviato dalle sue vie naturali (!) di sbocco al Mediterraneo dalla Francia e dall'Inghilterra." La conclusione è che secondo questi studi "approfonditi e appassiona469 Bibloteca Gino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==