La lotta di classe in carne ed ossa, con le sue opinioni e coi suoi errori e senza neutralità, io sottoscritto ritengo che né il programma immediato predicato dall'Unità, né alcun altro programma di giustizia e d'eguaglianza si potrà mai realizzare senza lotta di classe, cioè, finché non sia appoggiato dalla classe proletaria lottante per la rivendicazione dei suoi diritti. · La lotta di classe - ecco un'altra formula, cioè un'altra fonte di equivoci - può intendersi in molti diversi modi: fra la concezione che ne ha Errico Malatesta e quella che ne ho io, ci sono non so quante concezioni intermedie. Per Errico Malatesta, per esempio, la lotta di classe ideale è quella che si combatte con forme rivoluzionarie, e le forme legali sono sopportate come un meno peggio. Per me la forma legale è la forma non solo piu normale, ma anche la piu utile perché meglio adatta ai fini che ci proponiamo, e la violenza non deve essere considerata che come extrema ratio per difendersi dalla violenza altrui o per rompere ostacoli dannosi al progresso contro cui ogni altro metodo d'azione appaia vano. Anche queste sono nozioni elementarissime del riformismo classico: e non è proprio il caso di sciupar troppe parole ad illustrarle. Quel che importa tener presente è che il programma d'azione democratica immediata, che L'Unità va propugnando, può essere sostenuto senza che si accetti quella determinata concezione della lotta di classe, che il direttore dell'Unità crede la buona, e anche senza che si aderisca sotto nessuna forma alla teoria della lotta di classe. La "difesa del maggior numero contro il privilegio dei gruppi organizzati, che monopolizzano il potere" - che è il programma dell'Unità, com'è ottimamente definito dal nostro amico - ognuno di noi la fa con quei metodi che gli sembrano piu adatti. L'importante è d'intenderci sui provvedimenti concreti con cui quella difesa del maggior numero si può fare. L'autore dell'articolo, che ha dato l'aire alle nostre osservazion.i, dopo avere definita la formula dell'Unità con la difesa del maggior numero, è obbligato ad arrivare anche lui a quella prima ed ultima conclusione, che è come il circolo magico in cui tutti i ricercatori della formula si aggirano: anche questa formula in tanto vale e in tanto dice qualcosa, in quanto si concreta nell'azione [del] giornale, in quanto può essere ricavata per via di sintesi dall'esame di quell'azione; presa a sé, potrebbe essere utilizzata a rivestire un'azione magari ... opposta. E questo deve avvenire per la ragione semplicissima che, in Italia, in questi ultimi quindici anni, tutte le possibili formule politiche hanno perduto i loro significati tradizionali attraverso un'azione giornaliera, che è stata un continuo compromesso e una continua falsificazione dei programmi di tutti i partiti, in modo che oramai con diverse formule si può indicare la medesima azione, e azioni diversissime si possono drappeggiare con la medesima formula. È una maledettissima confusione di ideali, da cui non si può uscire con nuove definizioni, ma si deve uscire con una nuova azione, mediante la quale un gruppo di uomini nuovi, prendendo una posizione chiara di fron465 Bibloteca Gino Bianco
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