Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Da "L'Unità" sue parti è appena agli albori del capitalismo. E il "programma n1m1mo" socialista non è che il programma democratico. E questo spiega perché sia possibile, anzi necessaria, un'azione politica comune fra socialisti riformisti e democratici. Ma lavorando alla realizzazione di un programma democratico un socialista non "sostituisce" l'ideale democratico all'ideale socialista, perché fra i due ideali non esiste antitesi_, ma una semplice differenza di grado. E se credessi che le mie "confessioni" potessero riescire preziose per alcuno, confesserei senz'altro che io sono un "riformista"; ma purtroppo la stomachevole pratica riformista di quest'ultimo decennio ha fatto del riformismo qualcosa di simile ad una degenerazione del... giolittismo; e perciò per elementarissime ragioni di igiene morale sento il dovere di rifiutare questa denominazione. Quanto alla lotta di classe, il nostro amico ha mille ragioni di osservare che L'Unità non ha mai propugnata l'attuazione dei metodi della lotta di classe per raggiungere qualcuna delle finalità concrete volute dal giornale. - Questo nasce dal fatto che il nostro giornale si rivolge ai giovani, che hanno ideali democratici, senza distinguere fra l'una o l'altra sottospecie di ideali, e senza fare questione di metodi, e cerca di rinnovare la loro coltura, e presenta ad essi un programma d'azione politica immediata diverso dai non-programmi dietro a cui i partiti democratici tradizionali hanno perduto tanti anni di tempo; e via via che contribuisce a rinnovare la coltura politica di questi giovani, cerca di "sobillarli" contro i vecchi condottieri e commedianti dei partiti democratici, in modo che o prima o poi questi partiti rinnovino il loro personale dirigente, o - dove la rinnovazione non è possibile - sorgano nuove formazioni, le quali prendano il posto delle antiche. Questa propaganda si rivolge ai radicali, come ai riformisti, come ai rivoluzionari. Ed è una propaganda che si limita a chiarire quello che dovrebbe essere il programma immediato di tutti questi partiti. Del metodo, con cui si realizzerà questo programma, il nostro giornale non si occupa. Ogni gruppo democratico ha i suoi metodi. Il socialismo rivoluzionario ha quello della lotta di classe intransigente; il radicalismo quello della collaborazione sistematica; il riformismo segue caso per caso la lotta di classe intransigente o la collaborazione. Tutto ciò non interessa il cosf detto "giornale": cioè sulle questioni di metodo i collaboratori del giornale non hanno nessun impegno reciproco. La sola cosa che c'interessa tutti è di far penetrare nei partiti democratici la coscienza della necessità del nostro programma immediato, ad esclusione degli altri pseudoprogrammi. Ed ecco perché il "giornale" non propugna un metodo piuttosto che un altro. E il rispetto di questa neutralità del nostro giornale di fronte al p·roblema dei metodi è stata sempre una delle mie preoccupazioni piu delicate. E, tutto compreso, il rispetto deve essere stato mantenuto abbastanza efficacemente, se il nostro amico ci fa appunto la lode di non avere fatto del giornale una tribuna della lotta di classe. Ma io sottoscritto, che non sono un giornale, ma sono un individuo 464 Bibloteca Gino Bianco

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