Le due teppe metà del bilancio della Francia, che è ricca chi sa quante volte piu dell' Italia, e già si lamenta delle troppe tasse. Siamo arrivati al margine estremo della follia. Se non ci fermiamo sulla via della politica spendereccia e grandiosa, non solo estera, ma anche interna, possiamo essere matematicamente sicuri che fra pochi anni tutta la nostra organizzazione nazionale si sfascerà nell'anarchia. E se alla follia finanziaria continueremo ad aggiungere l'esempio brutale delle violenze elettorali promosse dal Governo, della ingiustizia sistematicamente organizzata, della iniquità promossa, protetta e trionfante, non avremo bisogno di aspettare neanche degli anni ... Nella speranza che la visione dell'immediato pericolo susciti nei nostri politicanti un certo senso di responsabilità, noi domandiamo ai condottieri dei partiti democratici se intendono ridurre tutta la loro attività a pitoccare lavori pubblici per i disoccupati o elemosine di leggine speciali. Noi domandiamo se non sia arrivato il momento di fare un campagna a fondo contro il dazio sul grano. Le due teppe1 È un grand'inveire, sui giornali del cosiddetto ordine, contro la teppa, che fa le dimostrazioni popolari, che rompe i vetri, che abbatte i lampioni: chiunque partecipa a una dimostrazione "sovversiva," è un teppista, anche se appartiene a quello stesso "popolo di eroi," che nel settembre 1911 cantava per le strade Tripoli, bel suol d'amor, perché credeva di andare a Tripoli a diventar ricco facendo l'arte di Michelaccio. E noi non prenderemo certo le difese della teppa. E questo per un motivo semplicissimo: perché la violenza senza scopo è forza sperperata. E lo sperpero non ci piace, neanche anzi soprattutto se è "sovversivo." Ma la teppa, che tira sassate - comunque si voglia giudicarne il valore intellettuale e morale - ha un gran merito ai nostri occhi: quello di pagare di persona, di lasciare dei morti e dei feriti sul lastrico, di prendere i cazzotti dei questurini, di succhiarsi la galera a festa finita. La teppa, invece, dei nobiluomini, dei figli di buona famiglia, degli studenti universitari, che vanno in questura a farsi dare il porto d'arme provvisorio e il revolver, ed escono a squadre per le strade in compagnia 1 Da "L'Unità," III, n. 26, 26 giugno 1914, a firma "L'Unità." Nel giugno 1914 avevano avuto luogo in Italia tumulti popolari, culminati nei fatti della "settimana rossa" (7-11 giugno) di Ancona. Vedi l'articolo su "L'Unità" del 19 giugno, Una rivoluzione senza programma, ripubblicato in Opere, IV, vol. I, pp. 382-384. [N.d.C.] 455 Bibloteca Gino Bianco
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