Da "L'Unità" I dolori delle Puglie1 Ai dolori della Sardegna, abbiamo visto in breve aggiungersi quelli della Basilicata; e agli uni e agli altri, si aggiungono ora quelli delle province di Foggia e di Bari. Qui la siccità ha distrutti quasi tutti i raccolti. I proprietari, avendo innanzi a sé un'annata improduttiva, hanno sospeso ogni lavoro agricolo. Fra essi e i contadini non si sa chi stia peggio. I contadini, almeno, non devono pagare la fondiaria ogni bimestre. Ad Andria si muore letteralmente di fame e di sete. / fornai hanno dovuto licenziare parte dei lavoranti, perché il pane non si vende. È spa1 ' , ventevo e, ma e cos1. Dinanzi a tanto spettacolo di miseria, non è il caso di far questioni politiche: bisogna cercare che quella gente non muoia di fame. Al resto . ' . s1 pensera poi. Ma bisogna pensarci una buona volta. Bisogna finirla col metodo di invocare pietà e misericordia nel momento in cui si ha fame; e ottenuto un boccone di lavori pubblici, e addormentati gli stimoli piu immediati, ricascare a terra a ruminare straccamente la propria miseria. Annate cattive o pessime ce ne sono, piu o meno, prima o poi, in tutti i paesi d'Italia. Solamente nel Mezzogiorno un'annata cattiva riduce immediatamente intiere popolazioni alla fame e all'accattonaggio. Perché? Perché nel Mezzogiorno non esiste nessuna notevole accumulazione di capitale. Il Mezzogiorno d'Italia non fa economia. E non fa economia, perché il fisco pompa continuamente tutte le risorse della popolazione, e non lascia ai meridionali che gli occhi per piangere. Nel Nord - meno povero del Sud - qualche parte del reddito annuo sfugge alla barbarie fiscale; qualche tenue accumulazione capitalistica non manca nelle campagne; nelle annate di cattivo raccolto, si consumano le precedenti economie, e si ricomincia da capo. Nel Sud si ricava dalla terra appena tanto da mangiare e da pagare le tasse dirette e indirette. E alla prima difficoltà, tutto va per aria. Se non ci fosse l'emigrazione transoceanica, avremmo ad ogni cattiva raccolta, or qua or là, delle vere e proprie crisi di fame. E chi, non avendo mai emigrato, non è riescito ancora a mettere da parte qualche gruzzoletto per le cattive annate, non può fare altro che elemosinare. I proprietari medi e piccoli, che non emigrano e che devono pagare le tasse, sono i primi ad andare a rotoli. E la loro miseria si ripercuote nella miseria dei contadini. Il bilancio dello Stato italiano sta per toccare i tre miliardi: piu della 1 Da "L'Unità," III, n. 23, 5 giugno 1914, a firma "L'Unità." [N.d.C.] 454 BiblotecaGino Bianco
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