Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Il nazionalismo economico che non toccano voi ma coloro in compagnia dei quali voi vi illudete di poter marciare. Chi non è nel nostro ordine di idee - tu scrivi - non dobbiamo senz'altro proclamarlo servitore di casa Giolitti o dei siderurgici. E con questo non dici nulla di straordinario. Quello che importa sapere è se sia possibile un'azione comune fra Arturo Luzzatto e Scipione Borghese, fra Edoardo Pantano e Antonio De Viti De Marco; o se sia possibile che Scipione Borghese alla fine convinca Arturo Luzzatto, e De Viti De Marco converta Edoardo Pantano. A queste possibilità noi non crediamo. E perciò parliamo di equivoco radicale. E perciò vorremmo che i nostri amici radicali di sinistra rompessero quest'equivoco. Sarebbe un bel gesto! - tu dici -: e non vogliamo saperne di bei gesti. Già. Oggi in Italia tutti hanno l'orrore dei bei gesti, e il furore dei gesti brutti. Vogliono essere tutti abili, prudenti, furbi. E a furia di abilità vanno in malora essi e mandano in malora il Paese. ' Il nazionalismo economico1 Dio sia lodato! Gli spiriti magni del nazionalismo siderurgico italiano, anzi italico, hanno accertato nel Congresso di Milano il "completo fallimento pratico" della dottrina socialista e della dottrina individualista, entrambe basate su una "concezione atomistica, cosmopolitica e materialistica della società e dello Stato," ed hanno proclamato i principi del nazionalismo economico. I quali sono che bisogna "considerare i fenomeni economici in modo positivo e riguardo alla economia nazionale"; che la politica economica deve "mirare ad ottenere l'aumento della ricchezza mediante l'aumento della produzione interna, l'espansione all'estero e l'elevamento delle classi lavoratrici"; che è bene che "lo svolgimento dei fenomeni economici sia di regola lasciato all'azione privata"; che l'intervento statale è legittimo solo "nei casi in cui l'iniziativa privata non serve o serve imperfettamente all'interesse nazionale"; ed altre simili scoperte nuovissime, di cui nessuno ave• va mai sentito parlare prima che il professor Rocco2 si prendesse la testa fra le mani e le ponzasse. 1 Da "L'Unità," III, n. 21, 22 maggio 1914, a firma "Agricola." [N.d.C.] 2 Rocco Alfredo (1875-1935), giurista e uomo politico; insegnante universitario di diritto commerciale e diritto processuale civile. Passato al nazionalismo, ebbe una parte di primo piano al congresso di Milano del maggio 1914, ove svolse ben tre relazioni. Fu poi, in periodo fascista, guardasigilli; e da lui prese nome il codice penale del 1930, tuttora vigente. [N.d.C.] 45'1 Bibloteca Gino Bianco

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