Da "L'Unità" , te tutta, che avendo oramai perduto ogni contatto con le moltitudini, s1 sentirebbe perduta se non avesse in permanenza il favore del Govern::>. Questi signori hanno un programma. E sarebbe precisamente il Patto di Roma (1890), di santa memoria. Ma nessuno ha mai visto finora che l'abbiano preso sul serio. Per un partito di "realizzazione," come essi ama. no proclamarsi, il programma è quella cosa che deve servire solo a can• zonare gli elettori nelle elezioni e i dissidenti nei congressi. Questi ministeriali espliciti non è probabile che abbiano grande fortuna nel Congresso di febbraio: le sezioni, che approvano il ministerialismo, sono poche assai. Ma in loro aiuto accorreranno e manovreranno 1 ministeriali... antiministeriali. La tattica di costoro è di combattere il ministerialismo, vivamente il passato, esigere magari che i ministri radicali si ritirino dal governo, ma non impegnare l'avvenire. La barca giolittiana fa acqua da tutte le parti; bisogna aiutare l'onorevole Giolitti a cadere in piedi, perché possa ritornare al Governo quando ne avrà voglia; un voto del Congresso radicale, che induca i ministri radicali a ritirarsi, e per conseguenza induca l'onorevole Giolitti a dimettersi, sarebbe per l'onorevole Giolitti quel che si direbbe il cacio sui maccheroni. Ma bisogna che tutto finisca qui. Bisogna che i deputati radicali rimangano liberi di rinnovare subito il ministerialismo con una nuova combinazione; bisogna soprattutto che non sieno vincolati nelle loro prossime o future manovre da nessuna pregiudiziale di programma di riforme immediate. Non c'è, in questo momento, un giolittismo piu raffinato e piu efficace dell'antiministerialismo di costoro. Il cui sforzo nel Congresso consisterà tutto nel far passare un ordine del giorno, che mentre accontenti i radicali antiministeriali sul serio, lasci le cose come sono finora state. I radicali schiettamente antiministeriali, che formeranno la terza tendenza del Congresso, e che hanno il loro centro di collegamento nella sezione romana, vogliono imporre al loro partito un nuovo periodo di raccoglimento e di propaganda nel paese su un programma di riforme immediate, e vogliono che una nuova eventuale partecipazione al governo debba essere assolutamente subordinata all'accettazione di quel programma, in cui figura in prima linea la lotta contro il protezionismo. Questo gruppo, se sarà ben diretto, se saprà sventare i trucchi degli antiministeriali per burla, e soprattutto se non si contenterà di vincere nel Congresso ma esigerà di costituire la direzione del Partito, potrà avere una grande benefica influenza sulla vita politica italiana dei prossimi anni. E questa benefica influenza potrà averla, anche nella ipotesi che esca sconfitta dal Congresso, a patto che sappia affermare nettamente le proprie idee, e non rinunzi a nessuna parte del proprio programma, e trovi in sé l'energia per romperla senza riguardi con certi vecchi commedianti. E noi auguriamo che tutti i radicali amici dell'Unità, e specialmente il Giretti e il De Viti De Marco, non manchino al prossimo Congresso del loro partito e contribuiscano con tutte le loro attività a uno sforzo di 442 BiblotecaGino Bianco
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