Da "L'Unità" Mezzogiorno, noi avremmo, secondo loro, messo "alla gogna il riformismo." E non s'accorgono che per questa ostinata fedeltà alleanzistica e bloccarda, per questa ostentata solidarietà con gente che è la negazione di ogni attività democratica, essi giustificano ancora una volta la nostra diffidenza, non verso le loro persone, ma verso il partito che hanno creduto di poter creare. Verso l'unanimità1 La campagna elettorale è ormai chiusa, il Governo ha parlato al paese per bocca di quattro dei suoi ministri, i parlamentari piu eminenti hanno esposto le loro idee; e non è apparso ancora, nemmeno in lontananza, quell'indizio di un prossimo rinnovamento della nostra vfra parlamentare, di una netta differenziazione di programmi e di partiti ch'era logico aspettarsi dall'improvvisa entrata nella vita pubblica di sei milioni di cittadini. Gli onorevoli Nitti, Credaro, Sacchi, da buoni radicali, han sentito il dovere di parlare ai loro elettori; ma i loro discorsi non sono stati che una parafrasi della relazione dell'onorevole Giolitti: la solita difesa dell' impresa di Libia, la solita magnificazione delle opere compiute dalla passata legislatura, la solita dimostrazione che le spese per la guerra non hanno impedito l'incremento progressivo delle spese civili, e poi - tutt'al piu - l'esposizione di qualche progetto particolare di carattere strettamente tecnico ed amministrativo. Qualche accenno ad un programma piu largo di azione futura si può trovare nel discorso dell'onorevole Nitti, di cui accoglieremmo con vivo compiacimento alcune frasi di sapore decisamente antiprotezionista, s'egli non ne avesse distrutto ogni effetto col voler insistere in quell'invito agli accordi ed alle coalizioni fra gli industriali, di cui l'Einaudi ha messo in luce tutta quanta l'insidia. Ma invano si cercherebbe in tutti quei discorsi una visione netta dell'indirizzo che dovrà seguire nei prossimi anni la politica italiana, dei doveri che le imporrà la posizione assunta dall'Italia fra le potenze mediterranee, dei limiti che si vorranno stabilire all'aumento delle spese militari ed alle aspirazioni espansioniste di una esigua quanto rumorosa minoranza. Si ripetono le solite frasi generali sulla opportunità di proporzionare i nuovi e necessari armamenti con le condizioni della finanza e dell'economia nazionale; ma non si cerca affatto di determinare a qual fine debbano precisamente servire 1 Da "L'Unità," II, n. 43, 24 ottobre 1913, a firma "L'Unità." [N.d.C.] 428 BiblotecaGino Bianco
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