Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Da "L'Unità" Il gran hivid La Gazzetta del Popolo di Torino ha invitato molti uomini politici di tutti i partiti a rispondere alla seguente domanda: "Quale dovrà essere la grande riforma politica o economica o amministrativa o sociale, che piu urgerà di affrontare e di risolvere nella XXIV legislatura? " Invitato a partecipare al referendum, il nostro direttore ha inviata la seguente risposta: Molfetta, 11 ottobre 1913 On. Signore, La prossima legislatura, prima di affrontare qualunque riforma, deve decidere quale indirizzo di politica estera, e quindi militare, e quindi finanziaria, e quindi interna, intende seguire. Se oltre a liquidare con la maggiore prudenza ed economia possibile i risultati dell'impresa libica e tutelare gli interessi italiani in Albania - politica la quale può essere condotta con opportuni accordi e controaccordi nella Triplice Alleanza e con la Triplice Intesa, e alla quale non occorre un eccessivo sforzo di spese militari - se oltre questa politica, ripeto, di liquidazione e di difesa, la futura Camera vorrà proporsi un programma imperialista di nuove conquiste nell'Egeo e di espansioni in Asia e chi sa su quale altra parte del mondo, venendo a contrasto con quasi tutte le altre potenze maggiori e minori dell'Europa è evidente che l'Italia dovrà raccogliere tutte le sue forze finanziarie per sostenere con i necessari enormi aumenti di spese militari, la sua politica estera di espansione e di provocazione. In questo caso parlare di riforme serie dei nostri ordinamenti interni sarebbe stolta illusione o grossolana mistificazione. Concentrate tutte le energie finanziarie della nazione nell'attuazione del programma imperialista, non rimarrà che qualche milioncino annuo da distribuire a pezzi e a bocconi a qualche cooperativa o a qualche gruppo di impiegati piu turbolenti degli altri. Se, invece, la nuova Camera si renderà conto della necessità di farla finita con le avventure megalomani e di assicurarci un lungo periodo di disciplinato raccoglimento e di restaurazione interna per uscire senza la nostra rovina economica dalla impresa libica e per fronteggiare con cauta energia il pericolo austriaco in Albania - solo allora, potendo il progresso economico del Paese fare sperare in un costante miglioramento delle condizioni del bilancio, solo allora si potrà parlare di riforme serie. Delle quali le piu urgenti sono: - la riforma doganale in senso antiprotezionista; - la riforma dei tributi locali coordinata con una nuova imposta di Stato sul reddito, il cui frutto dovrebbe servire esclusivamente alla riforma dei tributi locali; - la riforma scolastica; - le pensioni alla vecchiaia di tutti i lavoratori col sistema inglese. Purtroppo, però, io temo che la nuova Camera non prenderà risolutamente né la via dell'imperialismo né quella delle riforme interne democratiche. Temo che essa voglia dare un colpo al cerchio e uno alla botte; essere nello. stesso tempo imperiali.sta e democratica; aggravare il Paese con le spese di un imperialismo parolaio e retorico e con quelle di una democrazia bastarda e corruttrice. Se cosf sarà, avremo tutti i danni dell'una e dell'altra politica senza avere, nessun vantaggio né dell'una né dell'altra. E saranno compromessi chi sa per quanto tempo il reale progresso interno e la reale forza esterna del nostro Paese. 1 Da "L'Unità," II, n. 42, 17 ottobre 1913, a firma "G. Salvemini." [N.d.C.] 426 Bibloteca Gino Bianco

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