Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Il programma scolastico dei clericali lo esagerano. Perché, se Messene piange, Sparta non ride. La scuola pubblica non sta bene, ma la scuola privata sta molto peggio. E voi dovreste rendervi conto che il problema va guardato in blocco, e che è tutta l'istruzione pubblica e privata che va rifatta. Ma il cattivo funzionamento della scuola pubblica non è il motivo profondo, per cui volete la scuola privata. Anche se le scuole pubbliche fossero perfette, anzi soprattutto se fossero perfette, cioè se riuscissero a raggiungere i fini che hanno dato loro i creatori del nostro Risorgimento, quando le crearono in contrapposizione con le vecchie scuole ecclesiastiche, soprattutto se le nostre scuole fossero perfette, voi dovreste desiderare la scuola privata. (Interruzioni al centro.) Sf, perché la scuola pubblica coi princip1 da cui è diretta, quanto piu perfetta fosse, tanto piu sarebbe in contraddizione col principio vostro scolastico. La scuola pubblica, libera da ogni pregiudiziale dogmatica e confessionale, quanto meglio funzionasse, tanto piu sarebbe efficace, e tanto piu biasimevole sarebbe per voi. La mancanza di pregiudiziale dogmatica e confessionale nella scuola pubblica si suol chiamare la neutralità della scuola. Questa è formula infelicissima. E io sono d'accordo col ministro dell'Istruzione: la neutralità della scuola è una scempiaggine. (Oh! Bene!) La scuola, o meglio, abbandonando la parola astratta, che qui è pericolo~a, l'insegnante (perché l'insegnante è la scuola: lui interpreta il programma, lui adopera il libro di testo), l'insegnante non può essere neutro. Solo chi non ha una fede, solo chi è disposto a cambiare la canzone secondo il capriccio della castellana, solo costui è neutro: e costui non è degno di essere un insegnante. . Ma lo Stato liberale e democratico, quale è uscito dal travaglio del Risorgimento e quale noi intendiamo conservare, lo Stato, nello scegliere l'insegnante, esso, sf, deve rimanere neutrale. Lo Stato cioè non domanda all'insegnante quale fede politica e religiosa abbia: gli domanda solo che dimostri di possedere l'educazione critica e scientifica senza cui ogni fede è dogmatismo, è catechismo, è fanatismo, non è luce di umanità, non è vita dello spirito. Gli domanda che avendo la sua fede e non costringendosi a dissimularla, non pretenda di imporla di autorità ai suoi alunni, ma cerchi di sviluppare nei suoi alunni quelle attitudini critiche e razionali, che permettano loro di rendersi conto delle basi attuali delle loro credenze, e li metta in grado di conservarle o mutarle, per ragioni chiaramente vedute, e non alla cieca, a casaccio: dia ad essi l'abitudine della tolleranza e del reciproco rispetto di tutte le fedi, che è uno dei doveri morali fondamentali dei cittadini di uno Stato libero ... (Interruzione del deputato Tonello.) Certo non sempre gl'insegnanti compiono questo loro dovere. Gli uomini non sono perfetti, e le deviazioni non possono mancare. Ma la forza del principio sta in questo: che ci obbliga a deplorare le deviazioni, e ciimpone il dovere di coscienza di sorvegliarci per non deviare. 931 BibliotecaGino Bianco

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