Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Il programma scolastico dei clericali L'esame di Stato L'esame di Stato lo vogliamo anche noi. Da moltissimi anni gli insegnanti migliori domandano l'esame di Stato. Potrei leggere pagine di De Sanctis, di Villari, di Bonghi, di Gabelli, di tutti i migliori studiosi nostri, non vostri, di cose scolastiche. Il principio dell'esame di Stato è che l'alunno non deve essere giudicato negli esami dall'insegnante che lo ha istruito. Chiarisco l'idea con un caso personale toccato a me. Mentre io insegnavo a Pisa, un alunno che studiava a Firenze mi domandò un argomento per la tesi di laurea. Io glielo detti. Ma dal momento che gli detti il tema, siccome il suo studio sarebbe stato giudicato non da me, ma da altri insegnanti, io cominciai a non essere piu tranquillo. Mi assillava la responsabilità di fronte agli altri insegnanti e all'alunno. Quando io dò i temi ai miei alunni, li accompagno nel lavoro, e cerco di compiere meglio che posso questo mio dovere. Ma questo dovere lo compio con tranquillità. Perché quando la tesi sarà discussa, chi la discuterà sarò io, cioè, in fondo, sarò io che dovrò giudicare me stesso. Ma nel caso dello studente di Firenze, il lavoro suo e mio doveva essere giudicato da altri. E questo mi preoccupava. Perciò in quel caso lavorai con piu impegno. E quando la Commi.$sione di Firenze giudicò bene il lavoro, tirai un sospirone: ero giudicato bene anch'io col mio alunno volontario. Ecco la ragione della necessità di sottrarre l'allievo al giudizio del proprio insegnante. L'appaltatore non può essere collaudatore. Quando lo stesso professore che istruisce è quello che giudica, egli giudica se stesso nell'atto che giudica l'alunno. Noi dalle elementari ci rimbalziamo l'alunno al ginnasio, dal ginnasio inferiore al superiore, al liceo e all'Università, senza che nessun insegnante sia responsabile del profitto dell'alunno. Ognuno di noi dice: l'ho ricevuto cosi nella mia scuola, che colpa ne ho io? Quest'errore fondamentale del nostro sistema d'insegnamento è stato aggravato in questi ultimi vent'anni dall'abuso delle facilitazioni. Nelle nostre scuole c'è non soltanto il privilegio che il professore che ha istruito l'alunno lo deve giudicare, ma c'è tutta una serie indegna di facilitazioni negli studi e negli esami. Di queste, la colpa non è degli insegnanti migliori, i quali hanno sempre protestato contro una vergogna da cui nasce la rovina e l'abbassamento della scuola. Il movimento delle facilitazioni viene dal di fuori. Non si facilitano gli studi nella scuola tecnica, dove cadono fra il primo e il terzo anno i due terzi degli alunni. Il lasciar andare è privilegio dei ginnasi e dei licei: le scuole della borghesia. La borghesia vuole assicurare ai suoi figli i privilegi sociali, ma non am·mette che debbano affaticarsi nella scuola per meritarli. Essa non dice ai suoi figli: "Tu devi guadagnarti il pane· col sudore della fronte." Lo dice ai figli del povero. Per ottenere una leg929 30 BibliotecaGino Bianco

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