Il programma scolastico dei cle1-icali E la conquista delle Università dello Stato o degli enti locali, pur non essendo impossibile, richiederebbe una lunga, sistematica, tenacissima opera di infiltrazione o di organizzazione indisturbata, di cui il partito clericale non sembra molto capace, data la fiaccona scettica e incoordinata, di cui anch'esso è, a somiglianza di tutti i partiti politici italiani, sebbene in proporzioni minori, malato. Molto tempo, crediamo, deve ancora passare prima che per le Università si possa gridare che Annibale è alle porte. La sola via maestra, per cui qualunque corrente di idee può entrare liberamente nelle nostre Università e impadronirsene in breve spazio di tempo, è quella della produzione scientifica; ma questa strada è quasi del tutto inaccessibile ai clericali. E finché il partito clericale non sarà in grado in Italia di presentare sul mercato dei concorsi universitari un numero abbastanza largo di scienziati, le Università dello Stato resteranno per esso chiuse per la via diretta, e assai difficili a circuire per le vie traverse. Ora come ora, il solo lavoro che si deve fare in questo campo per rintuzzare le velleità clericali, è di riformare in senso sempre piu tecnico e sempre meno politico il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, e riformare la libera docenza nel senso già approvato dal Senato.7 È poco, d'accordo. Ma non vuol dire che non si debba fare. Principiis obsta. III Prof ezia non dif ficile1 L'elezione dell'on. Meda,2 per opera della maggioranza parlamentare, al Consiglio Superiore della P. I., e la nomina dello stesso deputato, per opera del ministro Alfredo Baccelli, nella Giunta del Consiglio Superiore, sono fatti di grande importanza politica, su cui bene ha fatto il Secolo 7 Con questo non diciamo che in qualche punto la riforma del Senato non si possa rendere piu equa. Su 3 milioni e mezzo di tasse universitarie, i liberi docenti ne assorbivano finora circa un milione. Il Senato, stabilendo che da ora in poi i liberi docenti saranno pagati direttamente dagli studenti, avrebbe dovuto condonare agli studenti quel milione, su cui finora lo Stato non aveva alcun diritto. Invece il Senato ha stabilito che quel milione sia utilizzato per migliorare i servizi scientifici. È una via indiretta per aumentare le tasse su quegli studenti - cioè per i migliori - che sentiranno il bisogno di seguire i corsi dei liberi docenti veramente buoni. Bisognerebbe, per rimanere nei iimiti di prima, che gli economati universitari lasciassero a disposizione di ciascuno studente una quota della tassa da essi pagata per pagare i liberi docenti; alla fine dell'anno, lo studente sarebbe rimborsato dai residui non erogati. Cosi si eviterebbe il pericolo di uccidere del tutto la libera docenza col pretesto di purificarla. 1 Dal "Secolo" di Milano, 5 marzo 1920. [N.d.C.] 2 Filippo Meda (1896-1939). Deputato di Rho e Milano nelle Legislature XIII, XIV, XV, XVI. Fondò il "Corriere della Domenica" e la rivista "Civitas." Fu redattore capo dell'"Osservatore" e direttore dell'"Unione" che poi prese il nome di "Italia." Fu autorevole rappresentante del Partito Popolare. Ministro delle ·Finanze nei Gabinetti Boselli (1916-1917) e Orlando (1917-1919) e ministro del Tesoro nel Gabinetto Giolitti (1920-1921). Nel 1910 si batté contro il progetto di legge sulla riforma della istruzione primaria, già presentato dal Dllneo, e, di poi,. ripresentato dal Credaro. [N.d.C.] 925 BibliotecaGino Bianco
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