Scuola privata e scuola pubblica suno. Nessuno è in questo caso lo Stato. I buoni e veri liberi docenti, che lavorano molto e guadagnano poco, si dolgono assai di uno stato di cose che discredita il loro ufficio, e le facoltà hanno piu volte energicamente protestato. Ma nessun ministro ha la forza di resistere, perché i mestieranti hanno le loro clientele, e gli altri pensano solo a lavorare ed a tacere. Tutto questo è avvenuto all'ombra della libertà d'insegnamento. Se le cose continuassero a questo modo, ci potrebbe essere il caso di dovere un giorno scoprire che quassu si può arrivare a stare anche peggio che laggiu. E tutto questo segue nel recinto che dovrebbe essere il palladio della scienza e della morale. Che sarà delle nuove generazioni, se non si pone riparo? Fra il 1882 ed oggi le cose purtroppo non sono migliorate. E il guasto, come il Villari temeva, si è esteso, per quanto sotto forme e in proporzioni meno allarmanti, anche fuori dell'Università di Napoli. Perciò era da augurare che passasse anche alla Camera la riforma della libera docenza, quale era stata recentemente concretata dal Senato. E se questa riforma dispiaceva ai deputati clericali e clericaloidi, oltre a quei liberi docenti, per cui la libera docenza è fonte di illeciti lucri, tanto di guadagnato! Purtroppo la riforma votata. dal Senato si è arenata alla Camera per opera anche dei deputati... anticlericali dell'Estrema Sinistra! Nel volume piu volte ricordato il Rezzara accenna cautamente anche al profitto che potrebbero ricavare i clericali da qualcuna delle Università libere, per esempio da quella di Ferrara. Secondo lo statuto dell'Università di Ferrara il Consiglio universitario è composto "in prevalenza di elementi locali"; cioè in esso, di fronte al Sindaco della città, a sei delegati eletti dal Consiglio comunale, ai rappresentanti degli altri enti locali che sussidiano l'Università, a tre studenti dell'ultimo corso, e ai cittadini che il Consiglio stesso abbia dichiarati benem~riti dell'Università, l'elemento tecnico non è rappresentato che dal Provveditore agli studi, dal Rettore dell'Università e dai presidi delle Facoltà. Ora tocca al Consiglio universitario nominare il Rettore e la Deputazione universitaria. E poiché dipende dal Consiglio, dal Rettore e dalla Deputazione l'amministrazione della scuola, è agevole comprendere Gome, attraverso alla conquista elettorale degli enti locali, il partito clericale potrebbe fare dell'Università di Ferrara una piccola cittadella del proprio insegnamento superiore, quasi del tutto libera e in perfetta concorrenza con le Università ufficiali dello Stato. Principiis obsta Nell'insieme, sul terreno universitario, l'azione clericale incontra in Italia difficoltà piuttosto gravi. I larghi mezzi finanziari indispensabili alla vita di una università cattolica libera, senza la cui esistenza reale sarebbe vana ogni rivendicazione della "libertà d'insegnamento" in questo campo, il partito clericale non li ha. 924 BibliotecaGino Bianco
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