Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Il programma scolastico dei clericali facoltà, alle quali poi potrebbero sempre accorrere gli studenti delle vane parti d'Italia (pp. 19-20). Per questa via si troverebbe sciolto di fatto il problema delle Commissioni di esami per le concessioni dei diplomi universitari; perché le dette Commissioni, nelle Università prescelte per la concentrazione dei liberi docenti cattolici, dovrebbero essere sempre ipso iure composte in proporzioni notevoli con esaminatori cattolici. L'Università preferita a tutte le altre per siffatta operazione strategica, sembra sia quella di Padova. Ma la legislazione attuale rende difficile il successo di un simile tentativo; perché il libero docente non può trasferire il suo ufficio dalla facoltà in cui l'ha da prima ottenuto, presso un'altra facoltà senza il consenso dei professori di quest'ultima. I quali professori si metterebbero ben presto in sospetto, se si vedessero assediati da troppe domande di trasferimento e tutte di un colore. Ecco, per tanto, un punto delicatissimo, su cui è necessario vegliare attentamente, se non vogliamo trovarci un bel giorno con qualche brutta sorpresa. · E su un altro punto si può e si deve, riguardo alla libera docenza, tagliar la via ad ogni possibile rafforzamento clericale: vogliamo dire il sistema di retribuire i liberi docenti a spese dello Stato, anziché a spese degli studenti. Un gruppo di liberi docenti cattolici, concentrati in una sola Università ufficiale, e retribuiti dallo Stato, rappresenterebbero un'applicazione brillantissima di quel principio della "libertà sussidiata," che è stato cosi largamente sfruttato in Belgio dal partito clrricale. Ora questo sistema di pagamento va combattuto e abolito, non per preoccupazioni anticlericali, ma per semplici preoccupazioni elementari di moralità. Grazie a questa facoltà lasciata allo studente di emettere dei veri mandati sul pubblico bilancio in favore dei liberi docenti, la libera docenza è diventata un fomite di corruzione, che in qualche Università è giunta a proporzioni addirittura intollerabili. Lo studente - scriveva Pasquale Villari6 nel 1882 - che nel novembre arriva dalla provincia alla stazione della strada ferrata in Napoli, trova spesso un agente che lo invita a iscriversi ad alcuni corsi liberi. Voi non perderete nulla, e fate guadagnare al professore, che poi sarà fra gli esaminatori. Non avete alcun obbligo di andare alle sue lezioni, potete andare, se volete, a quelle del professore ufficiale. E qualche volta, per indurlo piu presto, gli offre una quota della tassa, generalmente cinque lire per ogni iscrizione. Se tutto ciò non è avvenuto alla stazione, avviene a casa dello studente o nell'atrio dell'Università, dove un altro studente o lo stesso professore pareggiato fa, per economia, in persona, il mestiere di agente. Che cosa vi costa far mettere sul vostro libretto di iscrizione la mia firma invece di quella di un altro? Il professore ufficiale non perde un centesimo: voi andate alle lezioni, se volete; io, che posso essere nella Commissione che vi esaminerà, guadagno una trentina di lire che non si levano a nes6 Pasquale Villari (1826-1917). Storicç> e uomo politico. Dapprima insegnò storia nell'Università di Pisa; dal 1865 al 1913 insegnante prima di storia moderna, poi di propedeutica storica nell'Istituto di Studi Superiori di Firenze; fu, dal 1870 al 1876, e poi dal 1880 al 1882, deputato per i collegi di Guastalla ed Arezzo. Dal 1884 senatore. Nel 1891 ministro della Pubblica Istruzione nel primo Gabinetto Di Rudin.L [N.d.C.] 923 BibHotecaGino Bianco

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