Scuola privata e scuola pubblica Postilla. Un professore universitario, che è anche deputato, ed è uomo di alto ingegno e di nobile carattere,5 mi scrive a proposito della riforma del Consiglio Superiore che Giovanni Giolitti vuol fare inghiottire ai professori universitari verso competente mancia di 150 al mese: È superfluo dirle che, nel giudicare le disposizioni riguardanti il Consiglio Superiore, sono in massima d'accordo con lei. A dir vero non giudico grave né imminente il pericolo clericale; ma vedo piuttosto grave quello delle ingerenze parlamentari nell'istruzione superiore. Ella ha scritto molto male dei professori deputati. E non le dico che per quel che riguarda il passato abbia tutti i torti. Ma questa volta bisogna dire la verità. Si sono quasi tutti ricordati di essere professori. Agli Uffici, difatti, l'articolo primo, che riguarda appunto le disposizioni per il Consiglio Superiore, è stato vivacemente combattuto, e la commissione è riuscita in maggioranza contraria al detto articolo. Senonché il governo ha dichiarato subito ai commissari che se si toglit'va o modificava sostanzialmente l'articolo primo, ritirava la legge. Ed allora i commissari hanno chinato il capo. Ella non sa l'angoscia nella quale questa condizione di cose mette parecchi fra i deputati professori. Parlare e votare contro la legge sarebbe una soluzione semplicissima. Ed io lo farei senza esitare, se fossero in gioco solo i miei interessi privati. Ma Ella non sa quante sollecitudini, quante preghiere noi riceviamo da moltissimi colleghi perché la legge passi ad ogni costo e passi subito. Sono professori straordinari a 3500, ordinari delle Facoltà di lettere a 5000 che non hanno altri proventi, che sono carichi di famiglia e che ci maledirebbero se, dicono essi, per un malinteso amor proprio professionale, ci ostinassimo a votar contro la legge. Mi dirà Lei: "Si tratta sempre di interessi privati per quanto rispettabili." Sf, ma Ella dovrebbe tener presente che un cumulo di interessi privati, qualche volta, non sempre, può rassomigliar molto ad un interesse pubblico. In quale avvilimento non cadrebbe l'intera classe dei professori universitari, se fosse per la seconda volta respinta alla Camera la legge che concede loro un doveroso miglioramento economico? Quale vergogna sarebbe per il paese, se fra tutti i funzionari fosse negato solo ai professori universitari quel miglioramento apparente, che non è in fondo se non un 1iconoscimento parziale del diminuito valore del denaro? E non crede lei che questo schiaffo inflitto ai professori non li disamorerebbe dal loro dovere; non crede lei che la miseria e lo scetticismo disanimerebbero dallo studio molte belle e promettenti intelligenze? La medaglietta mi ha procacciato già qualche amarezza. Ma forse nessun mòmento sarà per me cosi amaro come quello in cui dovrò votare pro o contro la legge universitaria. In qualunque modo io voterò, ne avrò rimorso. Non so ancora se si fa male maggiore all'insegnamento superiore o al paese, approvando o disapprovando questo sciagurato disegno di legge. Certo non mancano fra i professori univeritan 1 piangipane querimoniosi, che di fronte a quelle 150 lire al mese di aumento spalancano gli occhi ingordamente e inghiottirebbero magari per meno una legge anche peggiore di quella manipolata dall'on. Giolitti. E non mancano nemmeno gli intriganti, che sostengono la legge perché in compenso delle loro officiosità hanno ottenuto o sperano di ottenere dal Ministero la rappresentanza in qualche Congresso internazionale, una ispezione, la nomma m qualche commissione, o una qualunque altra simile mancia. 5 Gaetano Mosca [Nota dell'A., 1950). 918 BibliotecaGino Bianco
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