Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Scuola privata e scuola pttbblica ticolare influenza politica e religiosa: "non è affatto laico quello Stato che imponga un nuovo culto della Dea Ragione." D'accordo che la ragione non è una dea a cui si debba un culto nelle scuole. E non mi risulta che neanche al tempo, in cui imperversava in Italia l'ignobile anticlericalismo di Guido Podrecca, vi sia stata in Italia alcuna scuola, nella quale ci fosse un altare alla Dea Ragione con relative candele. Ma se non è una dea, la ragione è un metodo: è il metodo di pensare, a cui la scuola laica deve educare i suoi alunni. Se la scuola laica non si attenesse a questo metodo, quale metodo dovrebbe applicare? Quello della filosofia ancella della teologia? Deve educare gli alunni a ragionare colla propria testa (senza escludere il loro diritto a una fede religiosa), oppure deve educarli prima a credere e poi a ragionare lungo i binari della fede? Da quale necessità sorsero le scuole pubbliche nel secolo XIX, se non da quella di sostituire il metodo del ragionamento libero (non il culto della Dea Ragione) al metodo dell'attività intellettuale controllata da preoccupazioni dogmatiche? Quarant'anni or sono, vi era in Italia un professore di filosofia nei licei, che si era intestato a insegnare ai suoi alunni che Dio non esiste. Le famiglie protestavano. Il professore invocava il principio della libertà d'insegnamento. E il ministro dell'Istruzione lo sbatteva qua e là ogni anno, a sollevare nuove proteste. A me pareva allora, e pare tuttora, che quel professore avrebbe dovuto essere non trasferito da una sede all'altra, ma mandato addirittura in un manicomio. Un professore di filosofia può educare adolescenti dai 15 ai 18 anni a ragionare occupandoli con infiniti argomenti senza sconvolgere brutalmente quegli spiriti ancora in via di formazione. L'insegnante di una scuola pubblica - cioè pagato col denaro di tutti - ha obblighi di prudenza, a cui non è disonore conformarsi. Egli ha soprattutto l'obbligo di rispettare la libertà intellettuale di alunni, che non hanno la maturità per discutere argomenti che da tremila anni tengono occupati i piu grandi spiriti dell'umanità, senza che si raggiunga mai. una conclusione accettata da tutti. Il buon senso delle nostre mamme soleva dire: "Per ora debbono andare a messa; quando saranno grandi, faranno a modo loro." Certi problemi non si risolvono a colpi di accetta in un liceo (e meno che mai nei giardini d'infanzia). Anche nelle università una certa delicatezza è doverosa, se l'insegnante deve essere l'amico e non il proprietario del giovane. La libertà incondizionata può essere rivendicata dall'insegnante solamente fuori della scuola (ma a questo i clericali non consentiranno mai), e anche allora egli ha particolari doveri di prudenza e dignità nella discussione. Badiamo, poi, che mentre noi escludiamo dalla scuola laica il culto della Dea Ragione, esiste un culto della Dea Non-Ragione che batte alle porte. Ho innanzi a me un corso di storia, dal quale gli alunni impareranno che "con molta pazienza, con moltissimo acume, e, diciamolo, anche con 910 BibliotecaGino Bianco

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