Scuola privata e scuola pubblica a Roma. Quel che importa non è la via per cui si arriva, ma quel che si vuole quando si è arrivati. Illuminismo o non illuminismo, la piattaforma della laicità deve restare comune a tutti i socialisti. La "laicità" si trova agli antipodi di quella che De Bartolomeis correttamente chiama la "ideologia vaticana e papista nell'azione politico-economica." I seguaci di questa ideologia affermano senz'altro che la laicità è "irreligiosità." Noi abbiamo il diritto di rifiutare ostinatamente questa menzogna. La laicità è una dottrina "politica," la quale afferma la assoluta incompetenza delle autorità secolari a decidere questioni religiose, e perciò nega loro ogni diritto di mettere la polizia a servizio di una religione anziché di un'altra. La polizia deve prestare eguale rispetto a tutte le confessioni religiose, e costringerle tutte a rispettarsi a vicenda, e niente piu. (Tra · " · ·" " 11 · " L I " 11 " . 1· parentesi: nspettars1 e non to erars1. a paro a to eranza 1mp 1ca in chi tollera una superiorità su chi è tollerato.) Nessuno vieta ai socialisti di occuparsi "in sede non politica" di problemi teologici, filosofici, estetici, culinari etc. Ma "in sede politica" la loro incompetenza rimane assoluta. Di qui non si passa. Da siffatta incompetenza deriva la dottrina politica che propugna la separazione dello Stato dalla Chiesa. Questa dottrina i socialisti debbono affermarla intransigentemente contro la ideologia papista e vaticana della subordinazione dello Stato alla Chiesa, o della coordinazione, o della cooperazione dei due poteri, o comunque i clericali vogliano indicarla. Anche la dottrina della separazione, secondo i clericali, è "irreligiosa." Noi dobbiamo rifiutarci di accettare questa connotazione. La subordinazione, o cooperazione, o coordinazione per mezzo di concordati è fatto politico, non dogmatico, né morale. I cattolici belgi non hanno mai voluto saperne di concordati. Non vi è concordato né in Inghilterra né in America. Neanche il Partito popolare italiano, nel 1919 e anni successivi, domandò mai un concordato. Il concordato fa giuridicamente del clero cattolico un gruppo· a sé nell'interno della comunità nazionale, protetto da privilegi consacrati in una convenzione fra il governo secolare e il Papa. Questo è un fatto politico, e deve essere discusso "in sede politica." La dottrina della separazione non è né religiosa né irreligiosa. È dottrina politica. De Bartolomeis avrebbe perfettamente ragione, se dicesse che nel discutere questo argomento non useremo mai abbastanza prudenza. Vi sono milioni di persone, specialmente donne, che vanno devotamente a confessarsi, ma vi diranno senz'altro che "i preti debbono stare in chiesa" - cioè adottano implicitamente la dottrina della laicità e della separazione. Ma chi dice loro che esse cessano di essere cattoliche non appena dicono che "i preti debbono stare in chiesa," le turba senza necessità e con danno proprio. Peggio ancora è lasciarsi trascinare in discussioni su problemi teologici, che debbono rimanere separati da ogni questione politica ed economica giornaliera. Come giustamente De Bartolomeis osserva, la "deteologizzazio908 BibliotecaGino Bianco
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