Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Il programma scolastico dei clericali insegnarvi le teorie che essi credono vere, senza ingerenza dello Stato. La Chiesa cattolica non ammette la libertà d'insegnamento né nel primo, né nel secondo significato. Secondo la dottrina cattolica, la rivelazione della assoluta verità è stata concessa da Dio al solo clero apostolico romano, e con la rivelazione della verità la missione di educare e di istruire le genti. Perciò in uno Stato bene ordinato, cioè diretto dai princip1 del cattolicismo, la funzione scolastica non può essere che monopolio esclusivo del clero cattolico; e lo Stato né deve ingerirsi nell'opera della Chiesa, né consentire la esistenza di scuole indipendenti dalla gerarchia ecclesiastica. Essendo fuori di dubbio - ha detto Leone XIII, riassumendo la dottrina tradizionale ed ufficiale della Chiesa, nella Enciclica Libertas del 20 giugno 1888 - che la sola verità debba informare le menti, perché in essa sola sta il bene, il fine e la perfezione delle intellettuali nature, l'insegnamento non deve perciò dettar altro che il vero. Dal che apparisce essere al tutto contraria alla ragione e nata tutta a pervertire totalmente le intelligenze, la libertà d'insegnamento, la quale si arroga una sconfinata licenza d'insegnar ciò che le piace; licenza, che ai cittadini il pubblico potere non può accordare senza fallire ai suoi doveri ... È necessario, dunque, che anche questa libertà, perché sia onesta, contengasi entro certi confini ... Il vero, che ha da essere l'unico oggetto dell'insegnamento, si distingue in due specie: naturale e rivelato ... E poiché sui veri naturali riposano morale, giustizia, religione, sarebbe la cosa piu empia ciel mondo e piu stolidamente disumana permettere che questo mero retaggio sia impunemente dilapidato. Né va conservato meno gelosamente il preziosissimo e santissimo tesoro dei veri, che conosciamo per divina rivelazione... Tutti i veri insegnati col divino suo labbro l'Unigenito figlio di Dio volle affidati alla Chiesa con ordine di custodirli, difenderli e autorevolmente dichiararli: comandando nel medesimo tempo a tutti i popoli di credere e di obbedire alla Chiesa sua, come a lui stesso: pena, chi facesse il contrario, l'eterna dannazione. La Chiesa, perciò, è suprema e sicurissima maestra degli uomini, ed ha inviolabile diritto alla libertà di ammaestrare le genti. Purtroppo viviamo in tempi tristi, che non lasciano la dovuta libertà al vero, mentre assicurano franca carriera troppo spesso all'errore. I seguaci del liberalismo da una parte chiedono per sé e per lo Stato si eccessiva licenza, da aprir la porta ad ogni mostruosità di opinioni; dall'altra intralciano in molti modi la Chiesa, e restringono in confini angustissimi la sua libertà. E la Chiesa è costretta a tollerare molte storture e molti mali per evitare danni maggiori. La Chiesa - dice ancora Leone XIII - con intelligenza di madre guarda al peso dell'umana fralezza, e non ignora il corso degli animi e delle cose, ond'è travagliata l'età nostra. Per queste ragioni, senza attribuire diritti fuorché al vero e all'onesto, ella non vieta che, per evitare un male piu grande e conservare un piu gran bene, il pubblico potere tolleri qualche cosa non conforme a verità, a giustizia. E se accade che, per le condizioni straordinarie dei tempi, la Chiesa tolleri certe libertà moderne, non perché per se stesse le prediliga, ma perché giudica spediente il permetterle; dato che i tempi migliorino, essa si varrebbe della libertà sua, e persuadendo, esortando, pregando si studierebbe adempire, come deve, l'officio assegnatole da Dio che è di provvedere all'estrema salute degli uomini. Una cosa tuttavia resta sempre vera, che codesta libertà concessa indistintamente a tutti ed a tutto non è per sé desiderabile, ripugnando alla ragione che gli stessi diritti della verità abbia l'errore. 897 29 BibliotecaGino Bianco

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