Scuola privata e scuola pubblica ceduta con moto uniformemente accelerato, specialmente m quest'ultimo ventennio. Oramai non si sa piu che cos'altro un ministro possa concedere perché tutti gli alunni, se possono pagare le tasse e mantenersi per tutto il corso dei cosf detti studi, abbiano la sicurezza di arrivare in fondo. Se qualche professore, ancora malinconico, osa ricordarsi che il suo è un ufficio di giudice e non di contatore meccanico, gli alunni non debbono fare altro che tumultuare per far mettere sotto inchiesta il professore. Oramai essere alunno di una scuola pubblica è divenuto, in Italia, sinonimo di essere un fortunato mortale, a cui gli esami non fanno paura, perché... non ci sono, e che ha diritto a passare sempre alla classe superiore, salvo che non abbia proprio giurato di non voler passare a nessun patto. L'alunno della scuola privata, invece, ha sempre innanzi a sé lo spettro degli esami finali, che deve andare a dare nelle scuole pubbliche. Spettro tutt'altro che tremendo, beninteso: perché l'insegnante pubblico, demoralizzato dal cattivo andamento della sua stessa scuola, è condotto ad essere indulgente fino all'estremo della contentabilità coi cosf detti "privatisti." Ma l'esame resta sempre un incomodo e un pericolo per l'alunno "privatista," e la mancanza di esami è sempre un privilegio per ·1 " . ,, 1 governativo. Via via, pertanto, che gli studi nelle scuole pubbliche si sono, diciamo cosi'., volatilizzati, si è avuta una migrazione sempre piu larga degli alunni dalle scuole private alle scuole pubbliche. Queste, sotto la pressione della crescente clientela, si sono moltiplicate senza freno e senza misura: i ginnasi, fra il 1870 e 1910, trovo cresciuti da 103 a 239, i licei da 78 a ·134. Peggio ancora, in quasi tutti i vecchi e nuovi istituti sono state raddoppiate, triplicate le classi ordinarie a furia di classi aggiunte. Per provvedere a tante classi, il Governo non trova piu insegnanti in numero sufficiente: è costretto a raccattare da ogni parte oves et boves per menare avanti le scuole. E piu il disordine cresce, piu la media del corpo insegnante si deprime, - e piu la serietà degli studi deve abbassarsi, piu la larghezza delle promozioni si impone, - e piu la folla rifiuta le scuole private e prende d'assalto le scuole pubbliche. Le scuole private sono, dunque, strozzate da una vera e propna concorrenza al ribasso che la scuola pubblica fa colle sue oramai illimitate facilitazioni. La libera concorrenza consentita dalla legge è resa impossibile dal dumping delle scuole pubbliche, le quali godono di un mo.nopolio di fatto a base di svendita scandalosa e immorale. Contro questa condizione di cose protestano i clericali. Ma non mirano in nessun modo a una riforma, che migliori il funzionamento delle scuole pubbliche. Vogliono solamente approfittare del discredito, in cui la scuola pubblica è caduta, per demolirla del tutto, e trasferire l'insegnamento medio alle scuole private: nella concorrenza fra le scuole private, sanno 874 BibliotecaGino Bianco
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