Postilla licenza; in qualche città bisognava fare le prove scritte e orali coi soldati pronti a sparare. Questo paese di pelandroni intese la libertà degli stud1 nel senso di non dovere studiare affatto, e di avere il diritto di prendere d'assalto le commissioni d'esame. E per limitare l'affluenza dei candidati fu escogitato il pianerottolo intermedio della licenza ginnasiale. La necessità di avere almeno un esame intermedio in un corso di otto anni, appare evidente solo che si consideri che quando l'esame verte sugli studt fatti in una serie troppo lunga di anni, l'alunno si trova sopraffatto dal peso eccessivo della materia, che deve riassumere e coordinare; e la evidente irragionevolezza del compito impostogli dalla legge troppo esigente e malpratica, produce l'effetto che o gli esaminatori si manifestano nel giudizio peritanti e indulgenti e l'esame vien meno al suo ufficio di selettore e classificatore delle intelligenze; oppure, se gli esaminatori sono uomini senza buon senso e dalle abitudini burocratiche, l'esame si riduce a una operazione estremamente aleatoria, in cui il maestro gioca a mosca cieca coll'alunno e la sola fortuna decide del risultato. Ecco perché si dovrebbe vietare agli alunni delle scuole private di presentarsi nelle pubbliche scuole ai soli esami di ammissione universitaria; ma dovrebbero essere tenuti a dar gli esami pubblici almeno una volta, a mezza strada, cioè al tempo della attuale licenza ginnasiale, finché le scuole restino ordinate come oggi sono. Beninteso, che in questi esami gli alunni, cosi: pubblici come privati, dovrebbero essere dichiarati ammissibili alla scuola media superiore, non dagl'insegnanti delle scuole inferiori, ma da quelli delle superi ori. Inoltre non è necessario che l'insegnante, che ha istruito l'alunno, sia del tutto escluso da ogni assistenza all'esame finale. Non è male che ogni volta che ciò sia possibile, all'alunno sia pubblico sia privato sia concesso di non trovarsi a un tratto dinanzi a giudici completamente sconosciuti; ma sia assistito dal suo vecchio maestro che egli senta interessato quanto lui al buon successo dell'esame; né è ingiusto che nel definitivo giudizio di classificazione abbiano un certo peso pure le informazioni di chi conosce da un pezzo l'alunno e l'ha istruito. Quel che importa è che il voto di ammissibilità sia dato sempre non da colui, che abbandona l'alunno dopo averlo istruito e che giudicando l'esame giudica in fondo se stes: so; ma da chi deve accoglierlo nella propria classe e rispondere del suo profitto fino a quando non possa consegnarlo con un altro esame a un altro collega responsabile. Finalmente, per quel che riguarda gli esami di ammissione alle università, bisogna non dimenticare: 1° che data la ineguale distribuzione geografica .delle università nel nostro paese, assisteremmo a spettacoli di enorme affollamento in alcune università e di disoccupazione in altre; 2° che anche volendo distribuire le sedi di esame piu logicamente, sarebbe impossibile aggravare il ristretto nu'mero degl'insegnanti universitari con la fatica di esaminare tutti quei 12 mila alunni, che si presentano ogni anno 871 BibliotecaGino Bianco
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