Postilla una scuola pubblica, mandano il figlio alla scuola pubblica; dove c'è la sola scuola privata, lo mandano alla scuola privata; dove c'è una scuola pubblica e una scuola privata, lo mandano alla scuola privata dopo che è stato bocciato alla scuola pubblica, oppure preferiscono la scuola privata perché fornita di un convitto che consenta loro di sbarazzarsi del tutto del caro rampollo. Ben di rado la scuola privata è scelta perché migliore della scuola pubblica. E ben rare sono le scuole private associate a convitti, a cui i genitori possano affidare i figli con la sicurezza di una buo~ na educazione morale. L'Italia è un paese di pelandroni: clericali, anticlericali, conservatori, rivoluzionari, pubblici, privati, sono tutti eguali - questa è la verità; e questa è la spiegazione del cattivo funzionamento di tutte le scuole, e non delle sole scuole! Ma anche questo fatto non può avere nessun peso nella nostra discussione. Dobbiamo prendere il nostro paese com'è, e cercare con affetto e con pazienza renderlo meno pelandrone che sia possibile. 3. Ciò posto, il Vaina e noi siamo d'accordo che una scuola, in cui gli insegnanti fossero direttamente pagati dagli alunni e dovessero nello stesso tempo classificarli socialmente mediante prove d'esami aventi valore giuridico, darebbe origine ad enormi immoralità: donde la necessità di escludere gl'insegnanti delle scuole private dalle commissioni d'esame, che rilascino certificati con valore legale; e la necessità di respingere con incrollabile intransigenza su questo terreno le pretese del partito clericale, non per apriorismo anticlericale, ma per difendere nelle nostre scuole quel pochissimo che ancora non è stato sommerso nel pelandronismo universale. Però, l'insegnante di scuola pubblica, che ha istruito l'alunno, è veramente la persona adatta a giudicarlo alla fine del corso e a classificarlo giuridicamente? Rispondiamo francamente di no. "È universale fra noi il pregiudizio," abbiamo scritto fino dal 1908 insieme ad Alfredo Galletti ne La riforma della scuola media, (Palermo, Sandron), che i lettori ci vorranno consentire di citare, perché in questo caso il ricorrere a scritti precedenti esclude ogni sospetto di opportunismo nella discussione, "è universale il pregiudizio che giudice naturale dell'alunno sia l'insegnante che lo ha istruito durante l'anno. Ora questa teoria è altrettanto assurda quanto sarebbe as- ~urda l'affermazione che il collaudatore naturale di un'opera in muratura sia il muratore che l'ha fatta o colui che ne ha avuto l'appalto. Giudice naturale dell'alunno non è colui che per un anno lo ha istruito, ma colui che deve istruirlo nell'anno successivo, e che ha il diritto e il dovere di accertarsi prima di ammetterlo nella sua classe, se ha la preparazione necessaria a seguire utilmente i nuovi studi, e se non frastornerà con la sua incapacità il lavoro degli altri. Oggi nessun insegnante è responsabile dell'asinità dei suoi alunni: egli non ha nessuna libertà di scelta, la scolaresca gli è consegnata dal collega della classe inferiore, né egli può rifiutarla; e nessuno può sapere se gli alunni di una classe siano. 869 8',bliotecaGino Bianco
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