Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Postilli I. Noi non sappiamo se veramente da qualche anno a questa parte la sorveglianza dei provveditori agli studi sugl'insegnanti, sui testi, sullo svolgimento dei programmi delle scuole private sia diventata effettiva. Abbiamo i nostri dubbi su questo fatto, per il motivo semplicissimo che non crediamo possibile tale effettività. Ma si tratta di contestazione, che non ha per la nostra discussione nessuna importanza. "Non sarebbe un male," noi scrivevamo su l'Unità del 17 ottobre 1933, "se quegli articoli della legge Casati, che dànno allo Stato un diritto di ispezione, fossero senz'altro aboliti anche esplicitamente. Il Governo tenga le sue scuole, e cerchi di farle andare meglio che sia possibile; e i privati restino assolutamente liberi, nei limiti delle leggi comuni, di organizzare le loro scuole come meglio credono." E la sola legge comune, a cui ci limiteremmo, sarebbe che "l'insegnante, come ogni altro professionista, sia abilitato legalmente all'esercizio della sua professione. 11 2. Cosf pure noi non sappi_amo se veramente il cattivo andamento delle scuole private sia determinato dalla costrizione, in cui esse si trovano di seguire gli stessi programmi e metodi delle scuole governative, dove gli alunni privatisti sono tenuti a dare gli esami anno per anno. Gli alunni privatisti di ginnasio, per es., possono aspettare fino alla quinta ginnasiale prima di presentarsi a dare il primo esame alla scuola pubblica: e un periodo di libertà, che dura cinque anni, è in verità tutt'altro che breve. Ma non si può dire che questa libertà giovi molto. La preparazione dei privatisti, che vengono alla licenza ginnasiale, è quasi sempre incomparabilmente piu meschina di quella degli alunni delle scuole pubbliche. Peggio preparati, certo, sono gli alunni delle scuole private laiche, le quali nella loro grandissima maggioranza sono veri e propri centri di demoralizzazione giovanile. Ma non è a dire che gli alunni delle scuole ecclesiastiche valgano un gran che. E sebbene neanche gli alunni delle scuole pubbliche brillino per eccesso di cultura, pure è innegabile, per chiunque osservi la realtà delle cose senza preconcetti di parte, che nell'insieme le scuole pubbliche funzionano meno peggio delle scuole private. E il cattivo funzionamento - piu o meno accentuato - di tutte le scuole non si deve attribuire tanto all'essere o non essere pubbliche o private, quanto alla indifferenza che tutte le famiglie, di qualunque partito o di nessun partito, hanno per la scuola. Le famiglie mandano i figli a scuola, come li mandano a messa, come li lasciano andare al postribolo se si tratta di maschi, o a nozze se si tratta di donne. Dove c'è 1 Pubblicato in "L'Unità" del 17 aprile 1914. [N.d.C.] 868 BibliotecaGino Bianco

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