Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Scuola privata e scuola pubblica il catechismo di Ardigò - anche il positivismo e la scienza hanno i loro fabbricanti di catechismi, e piu grande è il maestro piu numerosi sono gli imbe<:illi che nelle sue opere imparano e ripetono meccanicamente la lettera senza capirne lo spirito, in luogo del catechismo di Pio X o di quello del pseudo Mazzini. Per parecchi la scuola laica è una parola, che ripetono come ne blaterano tante altre, senza sentire nessun bisogno di chiarircene il significato. Per altri - e fra quelli mi sia consentito di pormi anch'io - la scuola laica è la scuola indipendente da tutti i preti, neri, verdi, rossi, di tutti i colori; è la scuola che chiami a sé i migliori uomini che sieno disponibili sul mercato, che la misura degli stipendi permette di attirare, senza preoccuparsi delle idee politiche o religiose o scientifiche di ciascuno, senza badare se vestano la tonaca nera o se portino la cravatta rossa, se abbiano per copricapo il tricorno o il triangolo o il berretto frigio affinché essi insegnino agli alunni non quello che essi o il governo credono sia la verità, ma in che modo, con la forza della ragione, con animo libero da pregiudizi e da preconcetti, ognuno debba cercare la verità; una scuola che non pretenda per sé nessun privilegio, e si esponga alla libera concorrenza di tutte le altre scuole con nessun'altra difesa, che la fiducia nella superiorità del proprio indirizzo educativo e la cura di rendersi senza tregua migliore di qualunque altra; una scuola, i cui insegnanti sieno assolutamente liberi nell'esercizio della loro missione, e dei loro eventuali errori di metodo, delle eventuali intolleranze dogmatiche, dei turbamenti che con l'eccesso o con la leggerezza della loro opera potessero provocare negli alunni e nelle famiglie danneggiando la capacità d'attrazione della scuola, debbano render conto non ad autorità politiche - oggi clericali, domani socialiste, ieri massoniche, incompetenti sempre - ma ad autorità tecniche, le quali sieno la emanazione di tutta la classe e rappresentino la opinione media, lentamente ma perennemente rinnovabile, degli insegnanti stessi: una scuola, insomma, che il partito clericale debba odiare a · morte, perché educatrice di libere e forti coscienze, avversa a tutti i dogmi indimostrati e a tutte le tirannie, senza che sia possibile rinfacciarle nessuna di quelle colpe, per cui la scuola asservita al sillabo clericale è odiosa a noi. In queste condizioni è evidente che se tutti vogliamo la laicità e possiamo perciò votare unanimi un ordine del giorno in cui non si parli che di laicità, la laicità di coloro che proposero e votarono a Bologna la esclusione dei preti dalle scuole - anche se questa esclusione dovesse in un concorso di filosofi.a far occupare il posto di un Loisy o di un Tyrrell o di un Murri da qualche chierichetto dell'anticlericalismo giacobino - quella laicità è assolutamente agli antipodi della laicità, quale la intendiamo noi. Questo sentimmo noi a Bologna; e per questo esitammo un poco prima di mescolarci in una unanimità equivoca con coloro, di cui ci conosciamo benissimo avversari inconciliabili. E avremmo preferita una formula diversa, che costringesse ognuno a snudare tutto intero il proprio pen840 BibliotecaGino Bianco

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