Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

S. E. il Ministro1 "Ma il Ministro allora che cosa ci sta a fare? " ci domandano molte volte persone di perfettissima buona fede, quando noi affermiamo la necessità di ridurre nei loro limiti naturali i poteri del Ministro: "se gli togliete la facoltà di nominare, premiare, punire, trasferire gl'insegnanti, se gli negate la facoltà di mutare regolamenti, programmi e orari; se gli legate le mani da tutte le parti, il Ministro che ci sta a fare? " S. E. il Ministro non è, per molti, un uomo come tutti gli altri, che ' 1 ' 1 ' puo essere un ga antuomo e puo essere un ... a tro; puo essere un uomo competente, e può essere un Cirmeni o uno Squitti qualunque: il Ministro è la legge vivente, è la quintessenza di ogni dottrina, è la fonte di ogni potere, è il re, è il padre eterno, è... S. E. il Ministro. L'idea che è assurdo riconoscere al ministro della Istruzione la facoltà di mutare con un tratto di penna le norme degli esami, come sarebbe assurdo riconoscere al ministro di Grazia e Giustizia la facoltà di modificare di testa sua le norme della procedura giudiziaria: che il ministro dell'Istruzione non deve poter mutare gli ordinamenti delle scuole, come il ministro delle Finanze non può modificare a suo beneplacito i sistemi tributari; che i diritti e i doveri dei cittadini e dei funzionari non devono dipendere dal volere personale del Ministro, ma dalla legge: questa idea pare a molti inaccettabile, perché sembra ad essi che riduca a nulla l'autorità del Ministro. E non si avvedono che proprio l'autorità del Ministro è oggi sopraffatta e schiacciata dalla mole dei piccoli affarucci, che il Ministro deve sbrigare da sé, sotto la propria responsabilità, in mancanza di norme nette e precise che traccino la via da seguire caso per caso ai funzionari competenti. E non si avvedono che del sistema di far dipendere tutto dal Ministro, proprio il Ministro è la prima vittima, ridotto com'è all'impotenza dalle mille piccole pettegole beghe dell'amministrazione giornaliera, che lo distraggono dal grande lavoro degli studi tecnici e dalla preparazione delle riforme. Chi in questo assurdo stato di cose si trova a suo agio n~m è il povero Ministro, condannato a una vita da galeotto, e reso responsabile di tutto ciò che avviene sotto il nome suo. Quelli che ci guadagnano sono i politicanti e i burocratici. I politicanti, che al Ministro onnipotente sentono di poter chiedere ogni piu illecito favore, e si offendono se non vengono soddisfatti, e minacciano di votar contro alla prima discussione di bilancio o alla prima battaglia politica, e mettono cosf il Ministro onnipotente nel bivio o di far le valigie o di ridursi a servitore dei non confes1 Da "Nuovi Doveri," 15 settembre 1907. [N.d.C.] 82i BibliotecaGino Bianco

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