Le scuole degli Staii Uniti come le vidi io Ebbene, un giovane senza mezzi, se ha ingegno e buona volontà, trova sempre - dico sempre - gli aiuti necessari: borsa di studio, lavori rimunerativi fuori delle ore di lezione, prestiti sull'onore che restituirà quando potrà, sussidi di viaggio per studi. In ogni università c'è un ufficio di collocamento, che fornisce 'lavoro all'alunno; ce ne è di tutti i generi: qualche anno fa si poteva guadagnare, ad Harvard, un buon salario ad ora, conducendo a passeggio un canino, a cui la proprietaria, vecchia, non poteva accudire; si poteva anche guadagnar con scarpe nuove, che tormentavano i piedi di uno studente proletario prima di passare a quelli d'un proprietario capitalista troppo sensibili. Un lavoro assai comune è quello di servire a tavola i propri compagni: in compenso si ottengono gratis dai "colleges II la prima colazione e la seconda e il pranzo la sera. Non si scade nel rispetto dei compagni, se si serve a tavola, anzi si è piu rispettati. Ad Harvard, qualche anno fa, al banchetto che chiude l'anno scolastico, nel quale il migliore alunno del "college II si siede a destra del rettore (" president 11 ), quest'onore spettò ad un alunno, che per tutti i quattro anni aveva servito a tavola. Un buon quinto dei 5.000 alunni di Harvard, è formato da alunni, che fanno i quattro anni di studio senza aggravio delle famiglie. IV Non si fanno esami orali. In questi l'esaminatore accerta se il candidato sa quel che per il momento passa per la testa dell'esaminatore; e dopo alcuni giorni di lavoro l'esaminatore è rimbecillito, e finisce col fare a tutti la stessa domanda. Invece gli esami scritti possono essere studiati e giudicati con comodo, e quando l'insegnante è stanco, può soprassedere. L'insegnante prepara le domande, a cui i candidati debbono rispondere per iscritto; la tipografia dell'università le stampa; un assistente le distribuisce la mattina della prova; e fatta la distribuzione se ne va, lasciando gli alunni a se stessi. Incredibile a dire, niente imbrogli! L'alunno è tenuto sul suo onore a non fare imbrogli. Al principio delle mie esperienze, io domandai talvolta ai miei colleghi se era proprio vero che non si facevano imbrogli. Mi fu risposto che qualche volta qualcuno violava la legge dell'onore: ma anzitutto non era il caso di umiliare tutti con una sorveglianza, di cui i piu non avevano bisogno; eppoi chi faceva imbrogli non poteva sfuggire alla attenzione dei compagni, e questi lo disistimavano, e dopo il "college II non lo avrebbero preso nelle loro aziende perché avevano imparato a non .fidarsene. Una volta un mio alunno, essendo indisposto, non poté venire all'esame scritto. Alcuni giorni dopo venne nel mio studio con una nota del preside (" chairman ") del "department," il quale lo autorizzava a dare 789 BibliotecaGino Bianco
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