Per l'Università di Messina Messina una Facoltà di lettere, che funzionava male prima del disastro e funzionerà peggio da ora in poi. Nessuno vi può impedire che facciate questa corbelleria; siete ministro per questo. Però a perpetrare questo sproposito, voi avete bisogno della complicità di noi, insegnanti universitari; voi non potete coprire le cattedre vacanti, se non per concorso; e i concorsi secondo le leggi dello Stato dobbiamo giudicarli noi, insegnanti universitari. Ebbene, noi vi neghiamo la nostra complicità. Nessuna legge dello Stato ci fa obbligo di accettare l'incarico di giudicare i concorsi. Noi ci rifiutiamo tutti di entrare nelle Commissioni giudicatrici dei concorsi per l'Università di Messina. Le vostre corbellerie, a onore e gloria del radicalismo infetto, fatevele tutte voi, da voi solo, se vi piacciono." È forse vana illusione sperare la classe degli insegnanti universitari italiani capace di una resistenza siffatta? Vedremo. Intanto non sarà male ritornare a protestare che la ricostituzione della Università di Messina nella vecchia forma è un errore e una cattiva azione. Noi non c'illudiamo che la nostra protesta riesca a conseguire nessun resultato pratico, salvo un aumento di odio e di vituperi personali contro di noi da parte dei pochi interessati e dei molti illusi. Ma un resultato ideale non del tutto inutile questa nostra campagna produrrà: essa contribuirà a mettere a nudo la incapacità intellettuale e la flaccidità morale di quella democrazia, che spadroneggia oggi in Italia, e che è il piu grande "pericolo nazionale" dell'ora attuale. Questa democrazia potrebbe risolvere il problema dell'Università di Messina con grandissimo vantaggio della sventurata città e dell'Italia meridionale, solo che trovasse in sé la piccola energia morale necessaria a mettere a posto con un rifiuto netto e risoluto la improntitudine egoista di una mezza dozzina di avvocatucoli universitari e di politicanti semianalfabeti. Ma preferisce cedere fiaccamente alle pressioni interessate di pochi borghesucci altrettanto egoisti quanto ignoranti; e pur di evitarsi la seccatura di qualche artificiosa dimostrazione di piazza o di qualche retorica protesta parlamentare, viene meno ai suggerimenti piu elementari del buon senso e del dovere. Invece di ricostituire in fretta e furia nella vecchia Università proprio quella Facoltà di giurisprudenza che era già nel passato e sarà sempre per l'avvenire un bubbone malefico nella vita sociale della Sicilia orientale e della Calabria, e quella Facoltà di lettere, in cui ciascun alunno costava una volta e continuerà a costare anche per l'avvenire non meno di ventimila lire annue al bilancio dello Stato, queste due Facoltà occorrerebbe sopprimerle senz'altro. E sopprimere anche la Facoltà di scienze matematiche e naturali, che prima del disastro del dicembre 1908 era altrettanto poco frequentata quanto la Facoltà di lettere. Il denaro cosi risparmiato - un paio di centinaia di migliaia di lire all'anno - si dovrebbe accantonare e capitalizzare per una ·decina d'anni: per il tempo, cioè, che deve trascorrere prima che laggiu si ristabiliscano condizioni di vita normali. 777· BibliotecaGino Bianco
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