Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Storia e filosofia vita morale collettiva, non può essere né uno studioso intelligente né un intelligente insegnante: potrebbe essere solo un rimasticatore di date, nomi, battaglie, o un ricercatore di inerti quisquiglie erudite. Affidando ad uno storico l'insegnamento di quella filosofia, si eviterebbe il guaio, che è difficilmente evitabile nell'insegnamento della filosofia, se è affidato a fabbricanti di sistemi filosofici, cioè il guaio di far perdere un tempo prezioso in studii, nei quali i giovani non capiscono assolutamente nulla. Se io potessi avere la felicità di insegnare la filosofia oltre che la storia in una scuola di adolescenti, e se io potessi fare a modo mio, comincerei nel terz'ultimo anno con la logica e il mio insegnamento consisterebbe solo nel far digerire lentamente la logica dello Stuart Mill. Metterei nell'anno successivo il trattato di psicologia di William James, e nell'ultimo. anno la politica di Aristotele o di Spinoza. (Beninteso che l'insegnante il quale preferisse altri autori, dovrebbe essere libero di fare a modo suo.) Non mi proporrei di "esaurire il programma," come si suol dire. Cercherei soltanto di educare i miei adolescenti ad analizzare, senza fretta, ma con scrupolo, la propria vita interiore: sillogisma, sofisma, sensazione, associazione, analisi, sintesi, sentimento del diritto e del dovere nelle attività individuali e collettive, e COSIvia. Riconoscerei agli alunni il diritto di rimanere ignoranti su una i?finità di questioni, a patto che arrivassero a capire e ripetere con chiarezza, ordine, buon senso, quel tanto degli autori che potessero studiare nelle poche ore lasciate libere dagli altri insegnamenti. Non mi sognerei di fabbricare filosofi in serie, ma di educare i giovani a sentire che esistono .problemi assai importanti per la vita intellettuale e morale, individuale e collettiva, problemi che dovranno essere affrontati continuamente, durante tutta la vita. Se alla fine dell'anno scolastico non fossimo arrivati che alla metà del libro da studiare, niente di male, purché la parte studiata fosse stata compresa e assimilata. Il resto lo farebbero gli alunni_ da sé, qualora ne avessero voglia. E se non ne avessero voglia, vorrebbe dire che io non sarei riuscito ad accendere nel loro spirito il fuoco della curiosità. In conseguenza, agli esami dovrei essere bocciato io, e non loro. Beninteso che, come l'insegnamento della filosofia non dovrebbe consistere nell'insegnare "tutta la filosofia," cosI quello della storia non dovrebbe consistere nell'insegnare "tutta la storia." Mentre per la filosofia si può forse ritenere che chi si è impadronito dei "primi principt'' possiede in nuce tutta la filosofia, lo stesso non si può pensare per la storia. Nessuno conosce o può insegnare "tutta la storia" deducendola da alcun "primo principio." La storia deve essere insegnata nelle ultime classi della scuola secondaria, non coll'intento di ingozzare all'alunno "tutta la storia" (e "sarebbe strano," se non sapesse "tutta la storia"), ma con quello di educare ad osservare i fatti della vita associata e ricercare in essi i rapporti di coesistenza e successione, risalendo dal presente al passato, ridiscendendo dal passato al presente, ed acquistando cosI il senso della continuità e variazione nelle cose umane. Poco importa che il giovane non sappia gli anni in 763 BibliotecaGino Bianco

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