Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di 1'i/orma scolastica Ogni insegnante è un uomo che ha il suo modo di pensare se realmente pensa; e se non pensa affatto, è meglio che non insegni nulla, e lasci i suoi alunni giocare a domino mentre lui li trattiene in classe senza avere nulla da dire. È infantile la illusione che una circolare ministeriale, o un programma, magari particolareggiatissimo, possa insegnare a un insegnante quello che deve insegnare o non insegnare e come deve insegnarlo o non insegnarlo. Anche ammesso che il ministro la pensi come voi, e desideri di insegnare quel che voi vorreste fare insegnare, credete che l'insegnante, il quale vuole fare a modo suo, insegnerà quel che voi pretendete che insegni? Anche se gli mettete nelle mani un libro di t~sto obbligatorio scritto da voi in persona, quell'insegnante inserirà al momento buono un sorriso sardonico, un'alzata di spalle, un significativo silenzio. E questo farà saltare a gaIT\be all'aria il vostro intero libro di testo. Quando leggo che "la scuola" deve insegnare questo, e non deve insegnare quest'altro, io provo, come insegnante, una umiliazione profonda. Mi sento considerato non come un libero propagatore di verità - beninteso di quella che credo sinceramente essere la verità. Nossignori. Sono un menestrello, che vuol cambiar canzone secondo che cambia il capriccio della castellana. Ieri c'era un ministro anticlericale, e io cantavo la breccia di Porta Pia; oggi c'è un ministro clericale, e io canto la conciliazione del 1929. Quando c'erano Giovanni Gentile e Cesare Maria de Vecchi di Valcismon, glorificavo la Marcia su Roma; oggi debbo (provvisoriamente) glorificare il 25 luglio 1943, estasiarmi per l'arrivo di Togliatti a Napoli, lodarlo per aver votato il concordato, rallegrarmi che De Gasperi l'abbia estromesso dal governo, dopo avergli fatto inghiottire il concordato - tutto questo, secondo che volgeranno le fortune e le sfortune dei politicanti. L'insegnamento è uno strofinaccio da cucina. Ma che cosa è lecito aspettare per la educazione della gioventu da insegnanti ridotti a strofinacci da cucina? Leggo sul Giornale dell'Emilia dell'8 settembre l'informazione seguente, e. la dedico a quelle persone di buona volontà ma di cattivo comprendonio, le quali domandano che "la scuola" insegni la storia del fascismo, della seconda guerra mondiale, della resistenza, degli otto ministeri De Gasperi, dei ventiquattro ministeri Pella etc. etc. Secondo indiscrezioni raccolte negli ambienti del mm1stero sembra che i nuovi testi scolastici (libri di lettura, testi di storia ecc.) conterranno anche i fatti storici piu salienti del periodo fascista, soprattutto quelli scevri di contenuto strettamente politico. Sarebbero ricordati, le bonifiche Pontine, le transvolate di Ferrarin, di De Pinedo, di Balbo, l 'impresa di Nobile al Polo Nord, la conquista dell'impero etiopico e tutte quelle altre iniziative che sono causa di durevole memoria sia fra gli italiani che nel mondo. Dunque, niente contenuti politici, ma le sole glorie del regime, compresa la impresa etiopica. E la seconda guerra mondiale? Chi vuole introdurre nella "scuola," cioè fare insegnare dagli "insegnanti" la storia recente, è servito di barba e di parrucca. 760 BibliotecaGino Bianco

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