Problemi di riforma scolastica qualche università dove con niente si acquista una tesi di laurea, e andare poi a raccomandarsi a un vescovo. Mentre da 70 a 80 mila disgraziati si affannano a disputarsi 5000 bocconi di pane, vi sono ancora nelle scuole governative 15.000 supplenti che fanno rumore per essere sistemati. E naturalmente non sono mancati i deputati di buon cuore, che si sono fatti avanti a patrocinarli, dal comunista Di Vittorio al liberale Perrone Campano. Quando si tratta di accorrere in aiuto di poveri padri di famiglia, non c'è piu lotta di classe, e rimangono in piedi le sole uccellagioni elettorali. Nel bell'articolo pubblicato dall'amico Rapisarda nel Mondo del 18 aprile,2 la condizione pietosa dei supplenti, e lo sfacelo che ne nasce per la educazione alla gioventu, sono descritti da chi ne sente il danno e la vergogna. Non ho nulla da attenuare nel quadro che Rapisarda ha tracciato di una situazione vergognosa. Che fare? Data l'abitudine italiana di non licenziare mai nessuno da un posto governativo se prima non è condannato almeno all'ergastolo da una regolare corte d'Assise, è forza riconoscere che il minor male sarebbe oggi di "sistemare" una buona volta quei disgraziati, come Rapisarda propone. Solamente io vorrei che Rapisarda, nel raccomandare siffatta soluzione del problema, non adoperasse argomenti che invece di mettere fine al malanno lo perpetuerebbero. I supplenti, egli dice, "non hanno la possibilità di perfezionare, attraverso l'insegnamento, la propria preparazione professionale per il fatto che sono costretti ad insegnare ogni anno una materia diversa." Giustissimo. Ma non gli pare che prima di essere messi a "perfezionarsi" a spese degli alunni, insegnando ogni anno la stessa materia, dovrebbero dimostrare la loro capacità a perfezionarsi in esami di concorso-abilitazione? Che perfezione vuole che raggiunga un ciuco calzato e vestito, anche se insegnasse mezzo secolo di seguito? Le spese di quella perfezione le faranno i suoi alunni. Non è il caso allora di accertare, almeno una volta, prima che cominci a perfezionarsi, in qualcuno, che non gli manchi ogni capacità di perfezionarsi? · Cinque anni di pratica professionale, scrive Rapisarda, insegnano piu che un concorso. Non gli pare che il concorso sia la prima barriera, che deve essere saltata da chi poi farà a spese dei suoi alunni la pratica professionale? Se non si mette quella barriera, con che criterio il futuro ~nsegnante sarà scelto? La raccomandazione del vescovo, del senatore, del deputato, dell'acchiappacani? Altra cosa è affermare che bisogna sistemare alla peggio (non potendo fare altrimenti) una situazione indecorosa, altra cosa è sostenere che quella situazione indecorosa è proprio quel che ci vuole in permanenza. Si liquidi pure il passato, ma si provveda una buona volta a impedire che quel passato si perpetui. Esistono in Italia tre partiti che si dicono "laici," 2 L'insegnante senza concorso, ne "Il Mondo" del 18 aprile 1953. [N.d.C.] 754 BibliotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==