Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica filosofia furono portate a tre settimanali, e filosofia e storia furono affidate ad un unico insegnante, che troppo spes~o forse è filosofo ma certo non è storico. Costui invece di fare tre ore di filosofia e tre di storia, fa sei ore di filosofemi, nei quali la storia è succhiata dalla filosofia, e gli alunni non imparano né a osservare i fatti storici, né a raggrupparli, né a ricercarne le cause, né ad essere curiosi degli effetti. È questo il fenomeno che piu mi ha colpito, al mio ritorno in Italia, durante gli esami universitari di storia. Molti alunni non solo non sanno la storia - che sarebbe poco male - ma non hanno la piu lontana idea di quello che è raccontare con ordine, chiarezza, semplicità un avvenimento storico concreto. Non parlano storicamente, ma filosoficamente, cioè accumulando astrazioni su astrazioni, opinioni su opinioni, chiacchiere su chiacchiere, sputando sentenze a destra e a sinistra e con "parole in libertà" con una sicumera, dinanzi a cui si resta senza fiato. Questa inaspettata esperienza mi ha persuaso che Galletti ed io avemmo torto marcio nel 1908 a proporre l'associazione della storia con la filosofia. Mi pento, mi dispiaccio e mi addoloro. Se non si dà un argine a questo andazzo che sta rovinando il pensiero delle classi colte italiane, ci sarà da domandare l'abolizione di tutte le scuole e il ritorno all'analfabetismo: gli analfabeti, almeno, non pretendono di saperla lunga. È necessario dividere la storia dalla filosofia. Nell'università è bene che il futuro insegnante di storia segua parecchi corsi filosofici. Ma nella scuola secondaria ognuno se ne vada per la propria strada. Siccome le disgrazie, come le ciliegie, non vengono mai sole, alla riforma Gentile succedé il concordato del 1929. E allora cominciò a far capolino la pretesa clericale che l'insegnante di filosofia e di storia non dicesse mai verbo che potesse dare ombra all'insegnante di religione: cioè coll'istupidimento tentato dal filosofo entrò in concorrenza quello tentato dal catechista. Oggi, poi, ci troviamo innanzi alla pretesa che il professore di filosofia si tappi la bocca su quanto è stato detto dal secolo XVIII in poi, salvo quanto hanno detto Gioberti e Rosmini. . Mi figuro che Gioberti dovrebbe essere alleggerito della polemica contro i gesuiti e dell'idea sul rinnovamento d'Italia, e ridotto a quelle sole pagine del Primato in cui inventa una storia d'Italia neoguelfa, e a quella filosofia dell'ente che crea l'esistente, che è un otre pieno di vento, di cui nessuno in Italia (senza dire il resto del mondo) si occupò piu, dopo i pochi anni della moda neoguelfa. Anche di Rosmini, mi figuro, non si dovrebbe dire che fu combattuto ferocemente e slealmente dai gesuiti, e che la sua filosofia non ebbe alcuna risonanza fuori del minuscolo cenacolo creato al suo tempo da una frazione dei cattolici liberali. Presto toccherà agli insegnanti dover imparare che la storia consiste nella successione dei papi e nelle vite dei santi, edizione Cavalca. L'ambiente politico italiano è quello che è, gli insegnanti da sé soli non 746 BibliotecaGino Bianco

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