Problemi di riforma scolastica }azione al ministro ed è da credere che non siano mutate. E come costruzione scolastica s'accorda sostanzialmente nei suoi princip1 fondamentali con 1~ conclusioni fiorentine. Separazione netta degli studi tecnici e professionali dagli studi di cultura e di avviamento all'Università; distinzione nel grado superiore per le scuole di cultura di un doppio indirizzo, il classico ed il moderno; conseguente trasformazione della sezione fisico-matematica dell'Istituto tecnico in scuola di cultura moderna, e quindi anche CO·· stituzione delle sezioni professionali dell'Istituto stesso in scuole autonome o almeno con ordinamenti loro speciali; non scuola unica nel grado inferiore; grande sviluppo da darsi all'istruzione popolare e all'istruzione professionale: sono questi i concetti direttivi delle proposte della Commissione e sono anche quelli che a Firenze hanno avuto la vittoria. Quella relazione, già nota perché fu riprodotta da parecchi giornali, lascia scorgere che vi saranno differenze formali nella costruzione dei vari tipi di scuole: per esempio la scuola di indirizzo moderno per la Commissione dovre.bbe avere due tipi, uno letterario e l'altro scientifico; ma queste diversità non sono tali da distruggere l'incontro rn cui si sono trovate le due direttive generali del Congresso e della Commissione." "Dunque nessuna differenza?" "No; una c'è: ma a parer mio, non è differenza sostanziale, per quanto ne abbia l'aspetto, perché tocca l'arca santa del latino che per le nostre tradizioni ed abitudini siamo avvezzi a considerare come il perno d'ogni questione scolastica. "La Commissione reale nelle sue conclusioni ha esclusa la scuola unica omnibi,;s, quella che fu votata a Milano e che fu esclusa a Firenze: ma ammette che per le sole scuole di cultura che avviano all'Università, siano esse di indirizzo classico o moderno, vi sia una scuola comune, formativa e di preparazione della durata di tre anni. A Firenze fu respinta anche questa comunione iniziale degli studi di cultura; tanto la scuola classica, quanto la moderna hanno bisogno, si disse, di cominciare per conto proprio con una formazione mentale propria. In altri termini si votò che deve restare il Liceoginnasio attuale e accanto ad esso vi deve essere una scuola moderna la quale deve nel grado inferiore cominciare con una scuola sua speciale moderna anche essa, e quindi senza latino. Che non vi possa essere differenza di carattere in un insegnamento elementare formativo della primd maturazione mentale della lingua italiana, della storia, della geografia, della aritmetica, che sono le discipline che possono formare il contenuto della scuola media di grado inferiore, a seconda che questa debba condurre a una scuola di indirizzo classico o di indirizzo moderno, è evidente. Si tratta di elementi di princip1 e questi sono nella sostanza e nella forma gli stessi per tutti quando il fine ultimo sia la formazione prima della mente di giovinetti dai 10 ai 13 anni a studi posteriori di cultura. L'unica differenza fra le due scuole è dunque nel latino: che deve essere nelle scuole di preparazione al corso superiore classico e non deve esservi in quelle di preparazione al moderno. In parole concrete e riducendo la cosa ai termini pratici: la differenza fra le proposte della Commissione e quelle del Congresso fiorentino si riduce a questo, che a Firenze si è temuto che chi dovrà fare gli studi classici non possa fare a meno di cominciare subito, pure essendo bambino di nove anni, a studiare il latino. La questione dunque è tutta qui: si può studiare il latino in cinque anni invece che in otto? E cosf posta è questione intorno alla quale il dissenso fra gli studiosi è antico e l'esperienza che se ne è tentata non è bastata a distruggerlo, perché come vi fu chi le ha negato ogni buon risultato vi fu anche. chi la ha magnificata. Come vede la questione si è proprio ridotta ad un punto di controversia tecnico, dove tutti possono aver ragione e soltanto un'esperienza potrà dare sicurezza di giudizio. "E infatti anche a Firenze, pur respingendo la scuola iniziale senza latino come preparazione agli studi di cultura superiore di indirizzo moderno; non solo, ma, fra le molte transazioni attraverso le quali si sono chimicamente composti i voti del Congresso, non le sarà sfuggito che fu votato un ordine del giorno, credo ad unanimità (è falso, come molte cose in questa intervista!) con cui si proponeva di fare l'esperienza in qualche grande città di scuole classiche in cui lo studio del latino sia ritardato di S -anni." 694 BibliotecaGino Bianco
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