Problemi di riforma scolastica piu grandi difensori della cultura classica, e vogliono difendere il classicismo contro i classicisti, rinforzando lo studio del latino mediante una scuola unica senza latino, che posticipi di tre· anni gli studi classici. Quando il latino - dicono essi - si comincerà a studiare tre anni dopo da alunni piu maturi e con maggiore intensità, noi faremo in cinque anni piu carriera che non se ne faccia oggi in otto. Se non che la questione, ridotta in questi ristretti termini, non è piu che una questione tecnica, una questione di metodi didattici, a pronunciarsi sulla quale i soli competenti sono i classicisti, e non gli storici, i fisici, i matematici, i calligrafi, i callifughi e gli odontoiatri. E i classicisti, ai quali per questa parte dobbiamo bene rimettercene finché l'insegnamento del latino e del greco dovrà essere fatto da essi e non dai professori di attrezzatura navale o da quelli di ginnastica, ci dicono a grandissima maggioranza, che concentrare utilmente in cinque anni il latino e il greco non si può e che la scuola unica senza latino sarebbe la fine della scuola classica. E finora nessuno fra gli unicisti, diciamo nessuno, ha presentato alla discussione un progetto di scuola, abbastanza finito nei particolari, con orari e programmi che almeno in via dichiarativa ed esemplificativa, ci diano modo di credere che la scuola unica senza latino non rappresenterà la fine della scuola classica. È bensf vero che alcuni classicisti - e fra essi taluno è autorevole assai - reputano potere l'insegnamento classico, posticipato e intensificato, dare buoni resultati. E se cosf fosse, verrebbe meno ogni motivo di disputare, e nessun classicista si opporrebbe piu alla scuola unica. La quale, mentre rafforzerebbe l'insegnamento classico, avrebbe nella scuola classica il vantaggio, non trascurabile, di rendere possibile senza alcuno sforzo il passaggio fra scuole di diverso tipo: sarebbe una specie di pietra filosofale. Ma prima di abbandonare la casa vecchia, noi abbiamo il diritto di essere sicuri che ci troveremo, se non meglio, almeno non peggio nella casa nuova. E in tanto dissidio di pareri la sicurezza non ci può venire dagli atti di fede aprioristici di una sparuta minoranza classica. Si istituisca la nuova scuola in quattro o cinque grandi città, le quali ~bbiano anche la scuola classica e la scuola moderna distinte fino dall'inizio; si dieno alle licenze finali di tutte le sezioni della nuova scuola gli identici diritti che alle scuole tradizionali; si affidi in queste scuole l'insegnamento classico a maestri, che credano di potere insegnare in cinque anni tanto latino e greco quanto se ne insegna dagli altri in otto; si asp~tti pazientemente che gli alunni entrati nel primo anno della scuola compiano l'intero corso degli stud1 medi; e se gli alunni delle sezioni classiche quinquennali delle nuove scuole risulteranno non inferiori a quelli delle scuole classiche di otto anni, nulla impedirà allora che i piani degl'insegnamenti classici sieno rielaborati in tutte le scuole secondo che la esperienza avrà consigliato. Ma sconvolgere a un tratto con una riforma generale e irrevocabile la scuola classica, senza una vera sicurezza di andare verso il meglio 676 BibliotecaGino Bianco
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