Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media Certo agli alunni di questo gruppo socialmente omogeneo non si può imporre che dichiarino fino dai 1O anni la professione che intendono scegliere a 18, come fa la nostra scuola tecnica a chi si destina alla sezione fisico-matematica; perché mentre dipende dalle condizioni economiche famigliari la scelta di una scuola di breve o di media o di lunga durata, non queste condizioni possono indicare a un bambino decenne, destinato agli studi universitari, quale genere di scuola universitaria preferirà tra otto anni. La scuola classica è preferita oggi alla scuola tecnica appunto perché lascia la piu assoluta libertà d'opzione fino alla fine degli studi secondari. Ma il problema di assicurare questa incondizionata facoltà di opzione bisogna risolverlo con la misura radicale di pareggiare i valori giuridici delle licenze finali classiche e moderne, non col mezzo termine di prorogare l'obbligo della opzione per soli tre o quattro anni. Una famiglia che non può dire pel suo bambino decenne quale professione meglio gli converrà fra otto anni in una lista di molte professioni economicamente e socialmente equivalenti, potrà questa scelta farla quando il figlio sarà giunto a tredici anni? Tanto a tredici quanto a dieci anni, nell'atto di scegliere la scuola classica a preferenza della moderna, perché apre piu agevole l'adito a certe professioni, o viceversa, essa si ribellerà sempre alla pretesa di chi vorrebbe rendere questa scelta definitiva, e chiederà sempre giustamente di non essere iugulata cosf presto; e farà tre anni dopo le proteste che una volta faceva tre anni prima; e continuerà a protestare finché la scelta definitiva non sia prorogata fino all'estremo limite scolastico. Cioè pareggiate giuridicamente le licenze finali, la scuola unica per quel che riguarda la scelta delle professioni, è del tutto indifferente e vana. E viceversa, una scuola unica, a cui non succedessero Sezioni, le cui licenze finali non fossero giuridicamente eguali, lascerebbe assolutamente intatta la questione. Quanto alla opportunità di far servire questa terza forma di scuola unica a saggiare per alcuni anni le vocazioni e le i11clinazioni naturali dei giovinetti prima che questi si decidano per gli studi classici o per quelli scientifici e moderni, bisognerebbe una buona volta definire in che cosa consistano queste famose abusate vocazioni. La vocazione fondamentale di un ragazzo è, nove volte su dieci, quella di non studiare nulla e di giocare a palla. I somari trovano sempre di essere somari non per poltroneria o per deficenza mentale, ma per mancanza di vocazione per gli stud1 che sono costretti a fare, mentre avrebbero tanta inclinazione per ... quegli altri! Salvo che si tratti di individui eccezionalmente geniali o assolutamente deficienti, non esistono nella grande massa degli alunni attitudini o repugnanze invincibili per questo o per quel genere di studi. Non ci sono alunni sufficienti per l'italiano che non possano intendere la matematica, né giovani in cui la curiosità storica si accompagni ad una insuperabile antipatia per le osservazioni delle scienze naturali. E se ripugnanze per determinati studi ci è dato osservare, possiamo essere sicuri che la causa di esse risiede non in una speciale incapacità dell'alunno, ma in una assoluta incapaci673 22 . . BibliotecaGino Bianco

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==