Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media Ma la tendenza unicista non coincide se non in ranss1me persone coll'idea che sia necessario elevare la cultura delle Sezioni professionali degli Istitutt tecnici e scuole analoghe fino al livello necessario alle professioni universitarie: quest'idea puzza troppo di "aristocratico." La tendenza generale è a deprimere, non a sollevare la cultura della vagheggiata scuola preparatoria unica. La quale, toltole il ponte dell'asino del latino - gli unicisti, che hanno la malinconia di volere il latino, sono pochi assai, e pronti sempre a buttarlo a mare per salvare il fardello, solo veramente prezioso, dell'unità -; ridotta in pillole... pratiche la lingua moderna, che vi si dovrebbe insegnare invece del latino - e i piu vogliono il francese affinché lo studio sia piu facile possibile; e alcuni non vogliono neanche il francese, e si contentano, in attesa di riduzioni ulteriori, del solo italiano -; diretta tutta a permettere l'esercizio delle "facoltà embrionali," e a saggiare in attesa della "pubertà" rivelatrice le capacità recondite degli alunni - senza aggravare troppo la mano nella prova, ben s'intende -; destinata ad impartire ai cari fanciullini un'infarinatura di quelle cognizioni, h " bb " f . d 11"' · d · " c e sare e strano assero ignorate a uomo e c1tta mo -; questa scuola, che gli unicisti già chiamano "prolungamento della scuola primaria," "pro ginnasio," "vestibolo alla scuola media," riducendo la scuola media a sei, a cinque, finanche a quattro anni, - questa scuola unica sarebbe disadatta come primo gradino alla stessa scuola preparatrice per le professioni minori; riescirebbe a maggior ragione disastrosa per la scuola avviatrice agli studi universitari, e non sarebbe che un espediente di falsa e inetta democrazia per agevolare ai figli delle classi abbienti l'assalto alle professioni liberali e agli impieghi piu lucrosi. La borghesia ha distrutto con furore gli abusi del regime nobilesco, che dava le cariche e gli uffici piu importanti dello Stato alla nascita o al favore regio; e ha detto di voler dare le dignità sociali piu alte agli uomini piu degni. A questo fine, dato che molti, troppi, si credono atti e degni, non c'è altro criterio legittimo di scelta, se non la potenza intellettuale. Di qui la necessità di scuole, che mettano a prova ed educhino questa potenza, classificando socialmente gl'individui secondo i gradi di essa. Se non che la borghesia trova piu comodo scambiare la possibilità data a tutti gli uomini d'ingegno di salire fino ai gradi sociali piu elevati, con la possibilità offerta a tutti i mediocri e a tutti i fannulloni, purché appartenenti alla classe dei "figli di papà," di essere classificati negli ordini superiori della società. E invece di rendere ardui e severi gli studi occorrenti a raggiungere gli uffici piu ambiti, salvo ad avviare i giovani meno adatti verso gli uffici piu modesti per mezzo di studi piu agevoli e di piu pratica utilità, tende ad abbassare in tutti i modi il livello degli studi piu elevati e a diminuire piu che sia possibile lo sforzo necessario ai voli piu alti: al resto provvederanno la ricchezza e le relazioni famigliari. Dopo cinquant'anni di facilitazioni burocratiche e parlamentari, facili a manipolare perché non esisteva e non esiste purtroppo ancora, nel paese, una democrazia intelli669 · BibliotecaGino Bianco

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