Problemi di riforma scolastica ni base di ogni studio e indispensabili a chiunque," salvo che non si intenda con queste parole il semplice saper leggere e scrivere. E l'alunno non è un individuo "chiunque" che si possa prendere il lusso di fare "ogni studio": l'alunno è un individuo vivente, in carne ed ossa, che ha determinati bisogni di cultura, e questi bisogni sono relativi alle sue condizioni sociali e alle sue forze intellettuali: e la scuola deve educare e sviluppare in lui per mezzo degli studi piu opportuni le attitudini che meglio conducano al raggiungimento di quei dati fini, lasciando che l'alunno apprenda da sé nella vita, via via che si presenti la necessità o si offra la opportunità, magari su un manualetto Sonzogno di 15 cent. non i "rudimenti indispensabili a chiunque," ma le cognizioni, che sono indispensabili personalmente a lui, e di cui la massima parte la scuola non ha avuto il tempo né il modo di comunicargli. Ebbene (dicono a questo punto trionfanti gli uni cisti) la scuola preparatoria unica ha precisamente lo scopo di "permettere l'esercizio embrionale di tutte le facoltà e di saggiare le attitudini individuali," permettendo all'alunno di "protrarre piu oltre che sia possibile la scelta del genere di studi ulteriori" secondo le già saggiate attitudini. Ma, di grazia, - ci sia consentito di rispondere - da che cosa riescite voi a distinguere negli alunni l'attitudine a diventar maestro elementare dall'attitudine a diventare insegnante secondario, la inclinazione a diventare agrimensore dalla inclinazione a diventare ingegnere? Queste diverse attitudini vi dichiarate impotenti a distinguerle nei marmocchi decenni, e perciò vi rifiutate fin d'allora di fare scuole distinte per le professioni minori e per le maggiori: ma ne saprete forse di piu, quando i marmocchi di dieci anni saranno diventati giovinetti di tredici o di quattordici? Nel concetto di coloro, che sperano possa la scuola preparatoria unica servire a "saggiare le attitudini individuali," il fanciullo non è un'energia spirituale piu o meno potente nel suo insieme, che la scuola deve addestrare con la minor perdita di tempo e con la piu scrupolosa economia di sforzi a quel genere di attività, che la intelligenza comporta e che le condizioni di famiglia, le necessità materiali dell'esistenza, le opportunità locali consigliano o_impongono: e per raggiungere questo scopo, lo prende al piu presto possibile, e lo disciplina alla sua futura attività con lo studio di determinate materie, scelte, raggruppate, coordinate, in vista di quel determinato fine, con un metodo educativo omogeneo e continuato. No. Il fanciullo che entra nella scuola media è come un fascio di attitudini distinte, alcune vivaci, altre fiacche, altre atrofizzate o assenti, che il maestro deve saggiare ad una ad una e misurarne la intensità. Le facoltà dell'adolescente sono come tanti campanelli elettrici: l'insegnante preme tutti i bottoni, e ascolta per due, o tre, o quattro anni, quali mandino un tintinnio piu sonoro, quali vibrino sordamente, quali sieno del tutto quieti. Alla fine l'insegnante, a somiglianza del medico militare che assegna i coscritti 664 BibliotecaGino Bianco
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