Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica tezza ha resi disadatti ad ogni genere di lavoro; se la differenza di stipendio fra gl'insegnanti di scuole medie inferiori e scuole medie superiori continuasse sempre a far migrare i migliori maestri dalle prime alle ultime classi, tenendo quelle in un perenne stato di precarietà e di disordine, e priva~do gli alunni in una età, in cui l'opera del maestro ha maggiore importanza, di ogni influenza educativa sistematica e omogenea? Si può concepire una seria riforma scolastica, la quale non provveda nello stesso tempo a risanare tutti i danni e tutte le vergogne didattiche e morali delle classi aggiunte, ponendo un limite oltre il quale non possa crescere la scolaresca di un istituto, e creando istituti nuovi non appena quel limite sia oltrepassato? È lecito sperare buoni risultati da qualsiasi ordinamento scolastico, finché le vacanze sieno cosi mal distribuite, che una buona metà dell'anno se ne sfuma in vacanze, e quattro buoni mesi se ne vanno da mezzo giugno a mezzo ottobre senza che gli alunni abbiano una sola lezione? A che cosa possono servire le riforme dei programmi, dei metodi, degli orari, quando in umili stamberghe, senza luce e senza aria, si pretende educare quella tale mens sana in corpore sano, che in ogni solennità piu o meno ufficiale è decantata come fine nobilissimo della scuola? La geografia si potrà mai insegnar bene, sia pure coi piu bei programmi di questo mondo, finché le carte murali o non esisteranno o risaliranno all'età della pietra? Non è una buffonata cianciar tanto di riforme nell'insegnamento delle scienze fisiche e naturali, quando i gabinetti sono mal dotati e talvolta anche impossibili ad adoperare? In molte piccole città di provincia, povere di mezzi e di bisogni intellettuali, dove la scuola rappresenta il focolare unico della cultura, la piu utile delle riforme non sarebbe una buona biblioteca annessa alla scuola, in cui gli alunni trovassero i mezzi per allargare la loro istruzione, e integrare liberamente l'opera della scuola, e gl'insegnanti stessi avessero modo di rielaborare, arricchire, trasformare senza posa il contenuto della propria cultura, invece di assistere senza difesa al lento disfacimento della loro anima sotto la ruggine della noia e delle abitudini materiali, in un ambiente privo di ogni mezzo di studio, chiuso ad ogni luce di pensiero? E tutte queste non sono forse anch'esse "riforme scolastiche" a somiglianza di qualunque rimaneggiamento nella struttura esterna delle scuole: e riforme di effetto ben piu sicuro di quelle altre; e tali che da esse lo stesso ordinamento attuale sarebbe immensamente bonificato? Quanta· parte ha nel produrre l'attuale acuto disagio scolastico delle famiglie e degli insegnanti, la imperfezione strutturale delle scuole, e quanta ne hanno le condizioni ingrate e paralizzatrici, in cui queste scuole devono funzionare? E senza correggere queste condizioni, quale riforma darà buoni resultati? 658 BibliotecaGino Bianco

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