Problemi di riforma scolastica debba ammettere alla facoltà di medicina, oltre che a quella di scienze e alle scuole d'applicazione, ben pochi oramai continuano fra noi a contestare. La battaglia diventa difficile non appena chiediamo che agli alunni della scuola moderna sia aperta la facoltà di giurisprudenza. Un avvocato - si dice - non può fare a meno del latino. Ma cosf dicendo, si confonde il latino in quanto è studio educativo, col latino in quanto è insieme di cognizioni strumentali e professionali. Chi dice che l'avvocato "ha bisogno del latino," dice che l'avvocato deve conoscere il latino per leggere le fonti classiche del diritto: ora questo genere di latino egli può studiarlo anche in corsi speciali universitari, come si studia da molti il tedesco. Ma con questo non è niente affatto dimostrato che solo una scuola media col latino possa dare al futuro avvocato la preparazione intellettuale e morale necessaria a buoni studi universitar'l. Se questa preparazione la scuola moderna può darla agl'ingegneri, e ai medici, a maggior ragione - lo ripetiamo - deve potere darla agli illustrissimi signori avvocati. Dei quali non è neanche dimostrato sicuramente che tutti, proprio tutti, "abbiamo bisogno del latino," e debbano perciò sentire la necessità di impararlo in corsi complementari universitari. Il "giurista" e lo "storico del diritto" certamente "hanno bisogno del latino." Ma l'avvocato pratico ha ben altro da fare che ricorrere al Corpus iuris nel discutere una causa di pretura o nel difendere qualche povero ladruncolo rurale. Anche oggi le nostre facoltà giuridiche conferiscono il diploma di procuratore ad alunni dispensati dai corsi di diritto romano; cioè riconoscono che il procuratore non "ha bisogno del latino," pur conseguendo dopo alcuni anni di tirocinio professionale gli stessi diritti reali del doctor utriusque iuris meno ... il titolo di doctor che non fa né caldo né freddo. Né si deve dimenticare che la laurea di avvocato apre la via, oltre che al non sempre onorato ufficio di corridore di preture, a molte carriere amministrative e scientifiche, nelle quali meno assai che nello stesso esercizio giuridico "si ha bisogno del latino." Nessuna seria difficoltà, dunque, si oppone a consentire che la facoltà di legge sia aperta agli alunni della scuola moderna come a quelli della scuola classica, dando questa prevalentemente i giuristi di alto volo e i civilisti e dand0 quella gli avvocati pratici e gli specialisti in cause industriali, commerciali, internazionali, in cui la conoscenza delle scienze e delle lingue moderne è piu utile della conoscenza del latino. Su questa proposta della eguale ammissione degli alunni delle due scuole alla facoltà di giurisprudenza, bisogna insistere con la massima energia, perché il privilegio mantenuto in questo punto alla scuola classica di fronte alla scuola moderna continuerebbe sempre a spostare verso la scuola classica molti alunni naturalmente destinati alla scuola moderna, e ci ripresenterebbe gl'inconvenienti e i disagi del regime attuale. Molto piu difficile è di fare accettare la eguaglianza delle licenze per l'ammissione alla facoltà di filosofia e lettere. Ma sebbene questo punto non abbia una grande importanza, perché l'obbligo di rinunziare alla car654 BibliotecaGino Bianco
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