Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media il liceo per la maggiore comodità e per la minore spesa di mantenimento. E si vuotano per questo motivo a favore del liceo non solo la sezione .fisico-matematica dell'istituto, ma anche le sezioni professionali. Mentre l'ultima classe del liceo ha 4000 alunni, l'ultimo anno dell'istituto tecnico ne ha appena 2000, dei quali appena 500 appartengono alla sezione .fisicomatematica. E cos1 il liceo serve anche a moltissimi che si serviranno della licenza liceale per concorrere a impieghi d'ordine nelle ferrovie, nelle poste, nelle finanze, facendo la concorrenza ai licenziati dalle sezioni professionali dell'istituto. E anch'esso deve servire come scuola avente fine in se stessa e nello stesso tempo preparatrice per studi ulteriori. E non si ferma qui il male. Noi abbiamo in Italia 74 città col ginnasio e senza scuola tecnica. Cioè le famiglie di queste città e delle città vicine si servono del ginnasio in mancanza della scuola tecnica. Perciò questi ginnasi sono invasi anche da moltissimi, che considerano la licenza ginnasiale come qualcosa di simile alla licenza tecnica. E lo Stato ha incoraggiato improvvidamente questo equivoco funesto, dichiarando le licenze ginnasiale e tecnica equivalenti per l'ammissione a molte carriere di servizio. Cos1 abbiamo che i nostri ginnasi devono servire a quattro usi: 1) come scuola classica; 2) come scuola moderna; 3) come scuola di media cultura; 4) come scuola popolare complementare. Per servire a tanti padroni, la scuola classica si è deformata: fra tutte le scuole classiche d'Europa la nostra è quella in cui gl'insegnamenti classici sono piu sopraffatti dagl'insegnamenti scientifici, specialmente nel liceo. E con queste deformazioni il liceo-ginnasio non ha conseguito se non di rispondere male ai fini di una scuola classica, senza rispondere meglio agli altri uffici molteplici, e inconciliabili l'uno con l'altro, di cui si è per eccessiva ingordigia caricato. In tutte queste scuole, poi, noi impartiamo ai nostri alunni la "cultura generale dell'uomo e del cittadino." Cioè supponiamo che esista un uomo tipico: "l'uomo e il cittadino," riassunto, quintessenza e simbolo di tutta la società; poi supponiamo che esista una "cultura generale," una specie di "Piccola enciclopedia Larousse" contenente tutte le conoscenze che devono essere alla portata della suddetta società e del suo legittimo rappresentante, cioè dell"' uomo e del cittadino"; poi supponiamo che lo alunno - poco importa se destinato ad essere medico o fattorino telegrafico, maestro elementare o capofabbrica in un'officina elettrica - sia lui, proprio lui, "l'uomo e il cittadino" in questione; poi supponiamo che "lo uomo e il cittadino" debba imparare ogni cosa nella scuola, non abbia nessun modo di coltivarsi da sé fuori della scuola, non abbia nessun dovere di continuare a studiare dopo che sia stato licenziato dalla scuola: "l'uomo e il cittadino" prende la licenza per farla finita con gli studi, come ha presa la prima comunione per farla finita con la fede, come prenderà moglie per farla finita con l'amore; .finalmente afferriamo "l'uomo e il cittadino," e - in fretta nelle scuole di piu breve durata, piu a rilento nelle 651 · BibliotecaGino Bianco

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