Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media ragioni elettorali in tante parti d'Italia e specie nell'Italia meridionale; e saremmo disposti a levar via magari un terzo, e magari una metà delle scuole classiche attuali, purché fossero sostituite da scuole piu pratiche, piu utili, piu moderne. Ma persisteremo sempre nell'affermare che scuole di cultura alta e disinteressata sono al nostro paese necessarie per preparare ai doveri della vita c~vile i cittadini delle classi superiori; persisteremo sempre ad affermare che senza scuole di questo genere verrebbe isterilita la parte piu viva e piu feconda e piu nobile della nostra coscienza nazionale. Intendiamoci: noi non disputiamo che in un dato momento della evoluzione nazionale lo Stato, cioè le classi dirigenti padrone dello Stato, possano voler abolire - per conto loro - ogni forma di alta cultura umanistica e disinteressata. Nulla c'impedisce di formulare la ipotesi che un bel giorno il nostro paese si trovi ridotto in tali condizioni economiche di fronte alla concorrenza degli altri paesi, da essere costretto ad abbandonare ogni lusso di cultura elevata; e decida che le scuole pubbliche gli forniscano ogni anno tanti commessi viaggiatori, tanti medici, tanti ingegneri, tanti ragionieri, tanti corridori di preture, e niente altro; e obblighi gl'insegnanti a spicciarsi nel piu breve tempo possibile, preoccupandosi esclusivamente della applicabilità immediata delle cognizioni ad essi impartite. Come, minacciato dalla invasione di un nuovo Attila lo Stato potrebbe pretendere che tutti i cittadini abili si facessero soldati, cosf si può ammettere che a un certo momento della evoluzione nazionale le scuole pubbliche non debbano produrre che coltivatori di barbabietole e commessi di negozio. Sappiamo abbastanza di storia per ricordare che qualcosa di simile è accaduto nell'antica Sparta, e in Roma fino alle guerre puniche, e nelle monarchie barbariche sorte sulle rovine dell'Impero romano, e tra i primi coloni che occuparono l' America del Nord, e in generale tutte le volte che pericoli o bisogni urgenti soffocarono il fiore cosf fragile e caduco della cultura. Sta bene: e se ci si dimostrerà che l'Italia è troppo povera, ora, e troppo bisognosa, per obbligare un gruppo, sia pure minimo, dei suoi figli a studi troppo lunghi e troppo disinteressati, noi potremo rassegnarci a un sistema scolastico il quale recida i rami piu elevati dell'albero del pensiero e lasci prosperare solo i piu bassi. Ma a un patto solo: che si riconosca che non si tratta di un progresso, di un passo verso l'avvenire, ma di una rinuncia dolorosa, di un disonorevole regresso. Se volessimo fare questioni di parole, ci sarebbe facile dimostrare che i v~ri reazionari sono i livellatori furibondi e gli utilitaristi intransigenti. Le scuole di cultura alta e disinteressata si formano in età luminose per il fervore della vita intellettuale e civile: nell'Atene di Pericle e di Socrate, in Roma sotto l'azione del pensiero greco, per tutta Europa nell'età della Rinascita; e spariscono quando la guerra, la barbarie, o la miseria non lasciano agio agli studi. Erano utilitar'l - alla loro maniera - in fatto d'istruzione, quei nobili ostrogoti che colla violenza impedirono che al nipote di Teodorico si insegnasse la cultura romana, affermando che ad un princi643 ibliotecaGino Bianco

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