Problemi di riforma scolastica ge di riforma, rimanga in ufficio tanto tempo quanto è necessario per attuare la sua idea almeno nelle linee fondamentali in modo che non s1 possa ritornare piu indietro, è mai possibile che un uomo solo compia tutto il lavoro gigantesco necessario a una cosf grande opera, senza essere assistito da un gruppo di consiglieri competenti e sperimentati, che concretino insieme a lui e sorveglino a passo a passo il lavoro giornaliero di esecuzione affidato ai funzionari dell'amministrazione centrale e provinciale e ai consigli degl'insegnanti? E quando egli abbandonasse l'ufficio - ché o prima o poi gli occorrerebbe bene andarsene - non dovrebbe lasciare dietro a sé un corpo tecnico permanente, il quale senza essere un gruppo chiuso e irresponsabile di semidei, ma rinnovandosi di continuo e a poco a poco, e rendendo conto al Parlamento della sua opera anno per anno, assicurasse la continuità amministrativa e didattica e tutelasse le scuole da sconvolgimenti arbitrart e inopportuni? E a chi mai, se non a questo corpo tecnico permanente, formato con le migliori garenzie di competenza e di rispettabilità, dovrebbe il Parlamento delegare i suoi poteri? Se il Ministero della Istruzione fosse bene ordinato per quanto riguarda gli organi direttivi della istruzione media; se in esso le funzioni direttive non fossero stranamente confuse con le funzioni esecutive, e in queste le funzioni di ragioneria non fossero rimescolate con quelle dell'amministrazione scolastica vera e propria3 ; se il personale fosse stato sempre scelto col criterio della competenza e non secondo il beneplacito elettorale dei politicanti; se in cinquant'anni di disordine amministrativo, d'inframettenze parlamentari, di dispotismo anarchico e inetto, la piu parte dei funzionari attuali, specie dei gradi superiori, non si fossero organicamente appropriati quell'insieme di abitudini, diciam cosf, originali, contro cui da piu tempo si protesta da ogni parte e su cui hanno già 3 Nel Ministero sono oggi addette ai servizi per la istruzione media due divisioni: la quarta e la quinta. La quarta è formata da tre sezioni: una parte per le scuole classiche, una per le tecniche, una per le normali. In ciascuna di queste sezioni dipendono da un unico caposezione tanto i funzionari addetti alla formazione dei ruoli, alla cura delle matricole, alla liquidazione dei compensi e indennità per trasferimenti, missioni, ecc., alla tenuta dei registri contabili, ecc., quanto i funzionari incaricati di esaminare i titoli didattici, scientifici e di carriera del personale, le relazioni delle inchieste e delle ispezioni, preparare gli atti dei concorsi, e'tc. ecc. E analoga confusione è nella quinta divisione. E i funzionari passano tranquillamente dall'uno all'altro ufficio; e il giro dell'anzianità può portare ad essere capo-sezione delle Scuole classiche e magari capo-divisione di tutte le scuole un ragioniere che non sa neanche quali materie si insegnano in un Liceo-ginnasio! E non è possibile far capire ai ragionieri e ai graffiacarte che il solo ufficio, in cui essi sieno competenti, è quello di tradurre fedelmente in linguaggio finanziario secondo le leggi della contabilità le deliberazioni tecniche dei competenti, e queste deliberazioni devono essere riservate a chi s'intende di scuole e non a loro. Quanto agli "studi e alle riforme che si sogliono dire di carattere tecnico" riguardanti "i programmi, i metodi d'insegnamento, le questioni pedagogiche," la burocrazia - secondo il verbo raccolto in un articolo ufficioso della "Vita" del 20 marzo 1908 - non ne vuol sapere: essi sono di spettanza delle commissioni straordinarie e dei corpi consultivi che sono "a parte" dal Ministero: cioè a questa, che è la parte piu difficile e piu delicata della direzione scolastica, non è necessario un lavoro continuo e organico e regolato da una tradizione; basta il lavoro saltuario e frettoloso delle Commissioni nominate di volta in volta dal ministro, alle quali provvederà poi la burocrazia a mettere bastoni nelle ruote, o nella cui opera sceglierà essa con comodo ciò che le piacerà: essa, che deve essere il solo potere permanente al disopra delle Commissioni e dei ministri. 624 BibliotecaGino Bianco
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