Problemi di riforma scolastica stesso livello a cui sono stati condotti gli stipendi degli altri funzionari dal disegno di legge che sarà discusso ed approvato nel prossimo giugno. Inoltre la crea7ione di nuovi istituti richiederà nuovi edifizi scolastici, arredamento, biblioteche, gabinetti, ecc. E quando si consideri che le singole classi non possono continuare ad essere aggravate da scolaresche di quaranta alunni, e che occorre ridurre il massimo degli alunni a venti nelle classi inferiori, a venticinque nelle classi intermedie, a trenta nelle ultime - provvedimento che non ha bisogno di essere illustrato e giustificato -, si vede che il numero dei nuovi istituti da creare, e dei nuovi insegnanti da reclutare, e la entità della spesa da sostenere crescono anche di piu. Si dovrebbe, poi, evitare con ogni cura lo sbaglio di procedere in queste riforme con troppa precipitazione: diminuire a un tratto il massimo degli alunni in ciascuna classe, e il massimo delle ore settimanali di lezione per gl'insegnanti, e darsi senza criterio a moltiplicare gl'istituti, significherebbe trovarsi presto a secco di professori, e dovere affidare le scuole a tutti gli aspiranti disoccupati, e perdere da un lato dopo aver guadagnato dall'altro. Questo errore funesto fu commesso fra il 1860 e il 1870, e ne portiamo tuttora il peso, e non dobbiamo ricaderci da capo. La soluzione del problema bisognerà cercarla gradatamente nella riforma didattica. La creazione delle scuole moderne oltre le scuole classiche, gl'istituti e le scuole tecniche; la creazione delle scuole preparatorie agli istituti tecnici e alle scuole normali maschili; la moltiplicazione delle scuole popolari superiori; la organica distribuzione delle scuole complete e incomplete fra un numero maggiore di città secondo i bisogni reali delle popolazioni - sono questi 1 provvedimenti dai quali deve scaturire in una decina d'anni di lavoro sistematico e continuato il maggiore rimedio al male. X Un altro malanno delle nostre scuole sono le vacanze troppo numerose e anarchicamente distribuite. Trent'anni fa si calcolava che mentre gli alunni delle scuole austriache avevano 41 settimane di lezioni vive all'anno, e quelli delle· scuole prussiane 39 settimane, e quelli delle scuole francesi 37 settimane, gli alunni delle scuole italiane avevano sole 36 settimane. 50 Nel 1881 l'on. Baccelli trovò orribile che le lezioni durassero fino al 31 luglio e che gli esami si facessero in agosto cioè "nelle stagioni piu calde e men salubri, con gravissima offesa alle piu elementari leggi dell'igiene 11 ; e col decreto 30 gennaio stabiH che le lezioni finissero il 30 giugno. Né ebbe torto. Ma dimenticò di anticipare di un mese l'inizio dell'anno scolastico. Cos1 le setso "Bollettino del Ministero dell'Istruzione," I, p. 544. 616 BibliotecaGino Bianco
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