Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Problemi di riforma scolastica le strade fra una lezione e l'altra, perché fra gl'insegnanti impiegati di qua e di là in vad istituti non st trova chi possa bene o male riempire quella lacuna? Esistono scuole nelle quali, per soddisfare i vari bisogni degl'insegnanti - che spesso sono gravi e legittimi; specie nelle grandi città, specie per chi ha famiglia - si divide un corso liceale di lingue classiche (che per saggezza didattica e secondo la legge dovrebbe esser dato a un unico maestro) fra cinque professori. Ci sono Ginnasi nei quali l'insegnamento letterario di una prima viene frazionato fra tre insegnanti, a ciascuno dei quali occorre dare qualche oretta soprannumeraria. Ci sono scuole nelle quali s'insaccano senza fine gli alunni adattando ad aula di lezione ogni spazio vuoto, dividendo stanze con paraventi, abolendo sale di laboratod e gabinetti, levando la inutile stanza dei professori. Ci sono orad scolastici addirittura strabilianti, con l'ora d'ingresso ondeggiante dalle 8 ½ alle 10 ½ a seconda dei giorni, cioè a seconda dei comodi dei professori che hanno altre scuole. Il problema degli orari diventa insolubile: non si tratta di ordinare secondo l'igiene e le norme del buon senso didattico una scuola: occorre montare un sistema di orologeria nel quale sono comprese tutte le scuole della città. In un solo istituto ci sono suonatori ambulanti (professori di classi aggiunte) di sei altri istituti. Il capo d'istituto deve tenere presente l'oratorio dei sei altri istituti, per combinare quello della sua scuola; e l'ultima ad essere riguardata è l'esigenza dell'insegnamento che dovrebbe stare sopra tutte le altre! Ci sono ragazzetti nelle scuole tecniche, che arrivano ad avere in media una quindicina di professori nel corso di tre anni, con quanto vantaggio della famosa unità d'indirizzo lascio pensare al lettore intelligente. Eppoi scuole rimaste con un orario ondeggiante instabilissimo, sino a metà dicembre, a causa della baraonda delle classi aggiunte; creazioni di succursali, lontane dalla scuola e perciò daìla vigilanza del capo dell'istituto. 44 In una sezione della 3a classe di un Ginnasio, il francese s'insegna il lunedf dalle 15 alle 16 e il martedf dalle 10,30 alle 11,30. In una sezione della la classe le due ore settimanali di matematica sono pure poste in due giorni consecutivi. In altri istituti si hanno oltre 4 ore continue di lezione.45 Io so di prime ginnasiali, in cui dovendo l'italiano per due trimestri servire in parte anche a preparare al latino, si pensò che ad un insegnante si potesse affidare l'italiano, in quanto è italiano, e ad un altro l'italiano, come preparazione al latino! Parrebbe una spiritosaggine, una burletta; eppure è cosf 146 Pensiamo al centro di questo organismo didattico, al capo dell'istituto. Il lavoro burocratico diventa tale e tanto, malgrado il segretario recentemente accordato ai capi d'Istituto (ma non a tutti), che basta esso solo a stancare e sfibrare un uomo. La grande verità è che i presidi o sono coscienziosi, e debbono finire coll'ammalarsi almeno di nevrastenia; o bisogna dire che hanno una fibra d'acciaio; o fanno le cose alla str:icca e mancano al loro dovere di burocratici, se non di presidi. Diventano direttori di carta: montagne di carta e di corrispondenza, sotto l'incubo continuo del protocollo: nuovi tormenti e nuovi tormentati. Sorveglianza disciplinare, corrispondenza colle famiglie, ricevimento, etc. etc.? E la direzione didattica? Il coordinamento dei vari insegnamenti? Le visite alle scuole? Sciocchezze! La conoscenza degli alunni? Ma chi è quel dio d'uomo che può conoscere sei o settecento ragazzi? Se il capo dell'istituto appena conosce l'esercito dei suoi insegnanti, dei quali spesso scambia il cognome! Conoscenza delle famiglie? E non ci mancherebbe altro! Deve sf, quando il padre d'un alunno va a trovarlo, darsi l'aria di conoscere vita e miracoli del rampollo di quel pover'uomo, ma nulla piu.47 44 LOMBARDO-RADICE, A chi vuole sentire, nei "Nuovi Doveri," I, p. 277; II, p. 6. 4s "Nuovi Doveri,,, I, p. 312. 46 TENTORI, Le classi aggiunte e il sopraccarico dei professori, nei "Nuovi Doveri," II, p. 22. 4 7 LOMBARDO-RADICE, La piaga delle classi aggiunte, nei "Nuovi Doveri," I, p. 25. 614 BibliotecaGino Bianco

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